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lunedì 18 maggio 2015

False friends are like our shadows...

...e prima ci si rende conto di chi sono, meglio è.
 
 
Facciamo il punto. Verso la fine di due anni fa, un'"amica" (virgolette d'obbligo) mi ha chiesto se potevo fare dei trattamenti al compagno della madre, che stava decisamente poco bene, possibilmente come trattamento di favore dato che i soldi non erano molti. Essendo una persona con cui ero in rapporti di amicizia accetto, lasciandole il mio numero e dando un prezzo vantaggiosissimo.
Si è rimandato, prima per problemi di salute di questa persona, poi per il ricovero di Barbapapà. In ogni caso, verso settembre dello scorso anno, dopo averle di nuovo lasciato il mio numero di telefono, comincio.
 
 
Si tratta di un personaggio tecnicamente famoso, un regista; taccio il nome, perché ho rispetto della privacy altrui, e perché di questa faccenda è l'unico ad averci rimesso. In ogni caso, la madre della mia "amica", la sua compagna/badante, è brava solo a prendersi cura di lui, per il resto è un disastro.
 
 
Ogni tanto scopro, telefonando io, che non devo andare; ogni tanto si rimanda il mio pagamento alla volta dopo, o a due volte dopo; ogni tanto, lei esce per fare delle commissioni e devo aspettare anche mezz'ora per avere il mio pagamento, oppure mi trattiene mezz'ora in chiacchiere che non mi interessano né mi riguardano, solo perché sono l'unica persona esterna con cui può parlare, mangiandosi di fatto il mio tempo, che tendo a valutare abbastanza. Oltretutto, solo per arrivare a casa loro ci impiego 1 ora, altrettanto per andare via, e quasi sempre arrivo che il mio paziente dorme o sta facendo colazione o guarda la televisione, e scuoterlo mi richiede altro tempo fondamentalmente sprecato.
 
 
Durante una sua ricaduta, mi viene chiesto di andare in una clinica (decisamente scomoda da raggiungere con i mezzi) per trattarlo. Arrivo che la compagna non c'è, non ha pranzato e devo dargli io da mangiare, il tempo in cui mi sarei potuta trattenere era giusto l'ora delle visite ma mi viene chiesto di prolungarlo - per far cosa poi, non so, dato che appena lo mettiamo in piedi decide di andare in bagno e non riusciamo a fargli fare un passo dopo l'altro, dopo una settimana di allettamento -, e tanto per finire arriva il fisioterapista della clinica.
Morale della favola, due ore buttate più l'andata, che mi dovrebbero venire pagate subito, ma che non ha sull'unghia, le dispiace molto. Un po' frustrata, decido di aspettare.
 
Rientra, sta molto meglio, chiamo - sempre io, lei si dimentica -, e torno a fare la mia ora di viaggio-ora abbondante di terapia-rientro; e di nuovo, niente soldi. Così altre due volte. Alla quinta ora faccio un discorso con questa donna, dicendo che se non può corrispondermi lo stipendio non ha senso che vada, e che preferisco aspettare che sia lei a chiamarmi se e quando potrò venire. Lei, che faceva tutta la dispiaciuta, alla mia fermezza si inalbera, alza la voce, comincia a darmi del lei con toni pesanti ed a dirmi che "la tiro lunga", ma alla fine sembra vedere la logica e ricomincia a fare la carina, promettendomi i soldi per il fine settimana. Le dico che il venerdì avrei avuto impegni, e che nel weekend non sarei stata a Roma, e lei mi garantisce di dare i soldi alla figlia, che vive dietro casa mia. Facile e pulito.
 
 
Il venerdì incriminato mi ritelefona. Di nuovo le faccio presente che non sarei passata da quelle parti, e che non sarei stata a Roma, e ribadisco che o ci vedevamo il martedì, oppure poteva darli alla figlia. Opta per la seconda.
 
Il sabato mi scrive che la figlia mi ha scritto su faccialibro. Quando, la domenica, ho un momento di tempo, leggo il messaggio, che dice fondamentalmente che i soldi ce li ha lei e che è molto impegnata, le rispondo okay, non c'è problema, questo è (per l'ennesima volta) il mio numero, quando lo vedi ci sentiamo e ci si vede. Provo anche più volte a chiamarla, ma il suo cellulare mi suona sempre staccato.
 
 
Passano giorni senza notizie. Chiamo la signora il lunedì per scoprire che non ci sono i soldi, quindi niente terapia. Il giovedì vedo un altro messaggio della figlia, scritto di mercoledì, che mi dice che sta sempre sui mezzi e che quella sera andava a pilates, ma prima o poi ci saremmo viste, e comincio ad inalberarmi.
 
 
Come ho fatto qui, ma in modo meno dettagliato, scrivo la mia esasperazione su faccialibro; dello stipendio non pagato dopo cinque ore di lavoro, degli inutili regali di biscotti quando mi si lascia mezz'ora in più in sospeso; insomma, mi levo i sassi dalle scarpe, senza un nome né niente.
Alcune ore dopo, apro la posta e trovo un commento al post scandalizzato ma già abbastanza pesante della mia "amica". Provo un lampo di vergogna - maledetta educazione -, ma io non sono in torto. Non le rispondo. Altre ore dopo, mi telefona, mentre sto lavorando, e ci accordiamo per mezz'ora dopo. Il ragazzo che tratto, a conoscenza della situazione, ridacchia.
Quaranta minuti dopo arriva, solo che becca anche i miei, tutti fuori casa. La invito per un bicchiere d'acqua - altro tentativo per chiarirci -, ma mi molla i soldi in mano e se ne va frettolosamente.
 
 
Ora. Tutto a posto? Non esattamente. Il venerdì ricevo messaggi orribili, sul cellulare, dalla madre; messaggi in cui mi si accusa di calunnia e comportamento scorretto, di abuso di fiducia e simili. Mi affaccio un attimo al negozio di Erbalista, e scopro che la mia "amica" ed il fratello hanno dato libero sfogo su faccialibro.
 
 
Che dire? Io ho dato il massimo, ho lavorato col massimo della professionalità, ho pubblicato un legittimo sfogo, ho ricevuto finalmente quei - troppo pochi - soldi che mi spettavano, e mi chiamo fuori. Dal contratto lavorativo e dall'amicizia.
Ed ho imparato. Mai più sconti a nessuno.

martedì 9 dicembre 2014

Punti di discordanza

In famiglia, sono quella con le idee meno convenzionali.
 
 
Non è un vanto, più una constatazione. Come il fatto che sono troppo alta ed amo il verde.
 
 
Il problema, è che questo mi porta ad essere automaticamente etichettata come polemica, rompicoglioni, saccente e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente sono tutte cose vere, ma non credo proprio come le intende la Squala, che mi definisce con cotali etichette il più delle volte...
 
 
8 dicembre. Giorno di riposo per me, Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria per lei (N.B. le maiuscole sono sue. Rispetto il suo punto di vista, non lo condivido). Io, che avevo letto un libro fino alle piccole di mattina e me la stavo prendendo comoda, ricevo una telefonata angosciata della Squala che implora il mio aiuto: stanno arrivando ospiti a pranzo, saremo in 9, serve una mano. Brontolando un po', emergo.
Lei ha tutto pianificato: risotto alla zucca, frittata di patate, verdure pastellate surgelate, insalata, pomodori, formaggi, frutta e dolce. Essendo assolutamente incapace a preparare un risotto che non sia riso bollito con x ingredienti aggiunti, l'incarico più gravoso è il mio. E mi accingo a farlo con sottofondo di messa papale.
 
 
Visto che alla cena di famiglia ho già avuto i miei problemi con una procugina ciellina (io ero reduce da un cerchio di donne per la Luna Piena, lei trova inconcepibile che in casa si accendano candele ed incensi, immaginate...) la mia tolleranza è scarsa, quindi comincio ad esporre la mia sui limiti di certi soggetti. La Squala non gradisce, of course. Per lei, si prega andando in chiesa, verso un dio (non uno qualunque, uno dei grandi monoteismi; forse riesce ad accettare l'induismo, ma ho i miei dubbi); il fatto che io preghi non un dio accendendo candele ed incensi a casa, o camminando nei boschi, non è preghiera. Come se la vita, la natura, ogni cosa esistente non fossero cose da pregare e per cui ringraziare non un qualcuno, ma loro, semplicemente.
Per lei, il Diluvio Universale è un fatto inconfutabile ed antichissimo certificato da tutte le religioni. Per me, senz'altro c'è stata una pesante alluvione, ma non universale, perché se ne trovano tracce in relativamente poche culture, tutte dallo stesso ceppo mediorientale (che poi si sono spinti fino alle Americhe ed alle isole del Pacifico, perché all'epoca si camminava e si viaggiava sul serio), e non è stata una punizione divina ma una conseguenza del riflusso climatico; è più facile vederla nelle rocce che leggerla sulla Bibbia, dove peraltro è scopiazzata - male - dall'epopea di Gilgamesh.
Per lei, è esistita la figura storica del Cristo, riconosciuta anche da ebrei e musulmani. A questa, c'è mancato poco che le sbottassi a ridere in faccia. Figura storica? Chiedo scusa?? Storica quanto Thor, Ceridwen e Na'ashjé'ii Asdzàà? Credi in loro? Io ci credo in quanto rappresentazioni simboliche di un bisogno umano, ma NON in quanto figure storiche!!!!!
Ok, l'ultima parte non l'ho espressa, pure perché sarebbe stato inutile, oltretutto mi ha prima zittita per sentire il papa, poi mi ha al solito dato della polemica presuntuosa, e per finire mi ha detto di parlare con chi sa davvero le cose.
 
 
Difficile incontrarsi in un dialogo...

sabato 8 novembre 2014

Lunaria

Questi sono indiscutibilmente mesi strani.
 
 
Non so giustificare bene questa sensazione. Osservo, e mi rendo conto di una sorta di senso di spossatezza, come un blocco. Il gruppo di Danza si è praticamente sciolto, e solo io rimango con Fabiana, anche se lei non si rende conto che io sto abbastanza sul chi vive, oramai, visto che sia l'Avvocata che Tribalista mi hanno raccontato pessime uscite. Cerco di creare un gruppo per riunirci a Luna piena, e di 15 persone segnate ci si vede sempre in 3, se tutto va bene. Due volte l'ho ospitato io, ora che lo ospita Dorilys l'incontro è già stato rimandato due volte.
 
 
C'è nell'aria un'incapacità a prendere una direzione definita. Magari gli studiosi vedici mi parlerebbero di Kali Yuga, ma non credo sia questo. Per me, è solo il punto più basso del Labirinto, il punto vicino al Centro, con la gente che non ha capito che invece di andare avanti si lascia travolgere dagli eventi.
 
 
Io non ho voglia di fermarmi. Mi dispiaccio e mi arrabbio, protesto, cado e mi rialzo, lascio che la Luna mi guidi con le sue fasi e che il diopside stellato mi schermi dai troppi pensieri che mi assillano, da qualche parte arriverò.
 
 
E quando arriverò, mi guarderò intorno. Chi avrò vicino, sarà del mio clan.
 
 


venerdì 17 ottobre 2014

Vergogna

A solito, uno di quei post che possono aprire uno spiraglio sul mio modo di pensare.
 
 
Ieri sera - meglio, stamattina... - stavo rientrando da un concerto cover di De Andrè, peraltro molto bello (se un concerto cover di De Andrè fatto solo con voce e chitarra riesce a commuovere tutti i presenti, c'è poco da fare, è fatto bene, ed è bravo l'interprete). Ero tutta contenta perché è arrivato il notturno, che segue il vecchio percorso dell'autobus e quindi mi porta sotto casa. Stavo meditando sulle canzoni, quando è entrato un gruppo piuttosto chiassoso di slavi.
 
 
(apertura numero uno: so qual è lo stereotipo degli slavi, tutti sporchi, ubriachi, chiassosi e molesti. Non sono d'accordo, ne conosco tanti che sono bravissime persone... per questo detesto dover ammettere che questi rispecchiavano in pieno lo stereotipo...)
 
 
Mi fissano, ma ho il mio solito aspetto da Regina delle Nevi straniera. Quindi incominciano a "molestare" verbalmente una ragazza seduta subito dietro all'autista.
 
 
Ecco. E qui mi sono vergognata. E' vero che non è intervenuto nessuno, ma io ho solo pensato "adesso li faccio smettere". Non ho fatto niente. E la mia "giustificazione mentale" mi suona troppo debole.
 
 
Non sono intervenuta perché sono una donna.
 
 
Non so cosa sarebbe successo, se fossi intervenuta. Forse niente, forse, visto il livello di alcool presente, avrebbero cominciato ad importunare anche me. E non credo che sarebbe intervenuto nessuno. Questa è la parte peggiore. Ai più credo non sarebbe fregato nulla, come non glie n'è fregato niente che importunassero quella ragazza. Qualcuno magari avrebbe pure pensato che me la meritavo, visto il mio intervento.
 
 
Non è una giustificazione valida.
 
 
Ho avuto paura, e non ho fatto nulla. Gli slavi hanno continuato finché non sono scesi, non sono riuscita a vedere in volto la ragazza. Le ho chiesto mentalmente scusa, ma la vergogna rimane...

venerdì 26 settembre 2014

Apostasia incipiente

Sono stata educata dalle suore. Non è stata una mia scelta - difficilmente può esserlo, alle elementari... l'alternativa era la Steineriana, e la Squala li vede come il fumo negli occhi. Quindi, benedettine. Una manica di pinguini che odiavano ed umiliavano i bambini come nella miglio rappresentazione di "The best days of our lives" dei Pink Floyd.
Alla fine, si sopravvive a tutto.
 
 
Ho smesso di credere al diavolo come me lo avevano raccontato alle medie. A 16 anni, ho smesso di credere tout court alla religione cattolica. A 18, sono riuscita a dire alla Squala "Io non vado più a messa, non ci credo!". Me l'ha fatta pagare per mesi, venendomi a disturbare la domenica, qualsiasi cosa stessi facendo, per dirmi che LEI andava a messa perché LEI faceva la scelta difficile, quella di credere, perché è tanto facile non credere, e LEI non era come ME, lei si impegnava.
(tralascio che secondo me è molto più difficile costruirsi il proprio credo ex novo facendo tabula rasa)
 
 
Ho passato un periodo di studio del paganesimo, ma senza trarne grandi soddisfazioni. Come il cristianesimo, si focalizza su certi aspetti eliminandone altri.
Le filosofie costituite sono diventate forme di religione, e la cosa mi inorridiva; non ero uscita da delle pastoie solo per trovarmene altre.
Alla fine, con studio ed impegno, mi sono costruita un credo mio, che mi permette di vivere serena, e mi consente di non ammorbare gli altri - o almeno ci provo - e di bacchettarli se loro ammorbano me.
 
 
Solo che, qualche tempo fa, per andare a trovare la Sartina con i viejos ed una sorella della Squala (che qui chiameremo la Beghina), dopo attimi di nervosismo a causa di una signora che ci aveva bloccati per strada per cianciare a vuoto e che era pure più beghina della nostra Beghina personale, cosa che mi ha fatto essere più linguacciuta del solito, una volta finalmente salita in macchina ed aver protestato che io NON sono cattolica, la Beghina ha rimarcato che sì, lo sono, perché sono battezzata, e comunicata, e cresimata.
 
 
Ora. Tralasciando il semplice fatto che, cavolo, cerimonie fatte prima dell'età della coscienza e sotto lavaggio del cervello dalla società andrebbero considerate nulle a priori. Come pensate che mi sia sentita?
Impastoiata. Di nuovo.
Io non amo le pastoie.
Ho rifatto la mia ricerca in rete fino a trovare questo . Ho stampato il modulo - due copie -, l'ho compilato, ho fatto la fotocopia della carta d'identità, ed oggi ho spedito il tutto. Raccomandata A/R.
 
 
La rabbia è un gran motore. E sono ad un passo dall'essere libera.
 
 
Magari additata a vita, in questo paese cattobigotto, ma libera.

domenica 7 settembre 2014

...

Allora, come va con il lavoro?
 
 
Boh... ho cominciato una persona nuova... certo, è ricoverata all'Umberto I, è un po' un viaggio per andarci...
 
 
Perché, quanto ci metti?
 
 
L'ultima volta un'ora e un quarto ad andare, un'ora e mezza a tornare.
 
 
E quanto prendi?
 
 
40 euro l'ora...
 
 
Ma no!!! E' troppo poco!!!! Hai studiato, ti sei impegnata tanto, fai pure il viaggio... sono quasi 4 ore che stai in giro, è metà giornata!!! Devi farti dare di più!
 
 
In linea di massima è vero... ma a loro non frega niente di quanto ci metto e cosa vuol dire per me... ci sono andata pure sabato, perdendo la prima lezione di Danza... un sacco di volte, quando ho detto "40 euro l'ora", mi hanno pianto miseria... e parlo di gente con i soldi!!
 
 
Eh, ma così è sfruttamento! E dimmi, continui pure a fare i ciondoli e le collane?
 
 
Sì. Quello come svago, ora che sto di meno a Porta Portese. L'infilatura con i nodi la metto a 10 euro, che è una palla mortale, quella semplice ed i castoni a 2...
 
 
Sempre troppo poco!!! Ma quando imparerai?
 
 
Discorsi fatti da un padre ed una sorella pieni di buone intenzioni, che si preoccupano per le mie finanze (d'altra parte, una persona capace di comprarsi i bicchieri, i piatti e le posate da sola prima di avere casa, desta preoccupazione, no?). Al tempo stesso, lo stesso padre e la stessa sorella si ritrovano a fare lavoretti gratis per gli amici; poi vengono a fare la paternale a me...
 
 
 

lunedì 25 agosto 2014

Da zero a tre nel giro di due

Sono quasi sicura di averlo già scritto. Sono affascinata dall'idea del campeggio da quando ero piccola.
 
 
Sia la Squala che Barbapapà avevano praticato, in gioventù. La Squala, con tutti i fratelli maschi scout ed amici campeggiatori, doveva essere piuttosto ben attrezzata. Barbapapà aveva dovuto costruirsi l'esperienza da solo, ma dopo aver dormito sotto un cespuglio in attesa di imbarcarsi per Londra ed andare a sentire non so se i Beatles od i Rolling Stones, beh, credo che l'idea di una tenda suonasse estremamente confortevole.
 
 
Nonostante ciò, a nessuno dei due è mai venuto in mente che potesse andare anche a me o ad AiLund di campeggiare. Il massimo dello sforzo della Squala era stato mandarmi agli Scout, in un periodo in cui il mio rapporto con la chiesa era già ridotto a terra bruciata (non terreno fertile... proprio roba da piogge acide per centinaia di anni... tipo coltivare il pianeta Venere), e peraltro come unica over-15 (avevo 20 anni, e mi sono ritrovata in mezzo ai lupetti... gh!!). Di tende, comunque, manco l'ombra.
 
 
L'anno scorso a Montelago per me è stato uno sblocco, pure se ho dovuto chiedere in prestito tutto ed imparare nel modo più difficile, con l'esperienza (servono sacchi a pelo pesanti, tende semplici da montare ma di buona qualità, bagaglio quanto più possibile ridotto come ingombro, un buon materassino, la luce per la notte...). Ripetendo l'esperienza quest'anno, ho potuto attrezzarmi meglio.
 
 
Ed adesso sono andata col gruppo di pazzi capitanati da Bodhisattva e MrCoach dalle parti del bosco del Sorbo, per altri due-giornidue-notti di massacro formativo in campeggio.
 
 
Ho sperimentato il campeggiare con la pioggia e l'utilità della verandina, ho apprezzato la torcetta da testa di AiLund, la comodità del materassino gonfiabile (pure se adesso mi devo procurare una pompa per usarlo), ho apprezzato di nuovo la sacca interna di cotone da mettere nel sacco a pelo che aveva cucito mia nonna paterna (da delle orrende lenzuola anni '70, ma l'aspetto passa in secondo piano dopo la funzionalità), ho dormito con un'altra persona e la sua cagnetta, ho visto cos'altro mi può servire (mazzuolo di gomma per i picchetti, piccola lampada a led con laccio lungo o gancio da appendere nella tenda, la summenzionata pompa, altri picchetti ché non bastano mai...), ed il tutto facendo letteralmente i chilometri (siamo arrivati a 50 in 2 giorni, esclusi errori di pista, passeggiate personali per cibo e/o momenti evacuatori, giri funzionali ed esercizi) e non occupandoci quasi per niente di campeggio o dell'arte di campeggiare.
 
 
Di conseguenza, accumulo punti esperienza, stendo il sacco a pelo fuori per areare, ed aspetto la prossima occasione. Se sono arrivata a 30 anni vergine di campeggi, e poi da 30 a 31 ne ho fatti ben tre, vuol dire che presto replicherò, ed avrò modo di imparare nuove cose :)

mercoledì 30 luglio 2014

Berserker

Forse viene col sangue, forse con i troppi rospi.
 
 
Giuro che nel mio caso non ci sono piante, al massimo le solite cucurbitacee (tanto per citare il cugino Taekwondoka, che di cetrioli volanti se ne intende).
 
 
Perché, dai, non è possibile.
 
 
 
Non lo è.
 
 
Allora. Esco di casa spedita e di gran carriera per andare a lavoro, da un signore anziano che non vuole più vivere né impegnarsi, e da sua moglie che adora fare la vittima.
Il lavoro è lavoro.
 
I due non c'erano lunedì perché erano dal figlio, a Pesciaroli (lo so... si chiama proprio così...); eravamo d'accordo per vederci oggi, pure perché venerdì parto.
 
 
Arrivo. Citofono.
 
 
Nessuna risposta.
 
 
Citofono di nuovo, attendo.
 
 
Niente.
 
 
Ancora. Mi attacco al campanello.
 
 
Come nei cartoni animati giapponesi, compaiono corvi gracchianti e folletti che dicono "Nulla di nulla!!!". Ma nessuna risposta.
 
 
Sento i miei peli rizzarsi. Guardo il numero che ho segnato sul cellulare - solo numero di casa loro, nessun telefonino.
 
 
Penso di tirargli qualche madonna, tanto sono cattolici. Ma desisto.
 
 
Però mi chiedo... il mio lavoro vale davvero così poco che ti pesa pure il dito per chiamarmi????????
 
 
Modalità Berserker *on*.
 
 
Deve essere il sangue, deve. Oppure i rospi, o i cetrioli.

sabato 26 luglio 2014

Stolen youth

"Lo Stato ha venduto la nostra gioventù, e noi abbiamo lasciato che la vendesse per fame".
 
 
Ok, non è una citazione perfetta, avrei dovuto prendere appunti quando ieri sera, su La Grande Storia, citavano questa frase di uno dei giovani italiani andati in Belgio a lavorare nelle miniere con il "contratto di scambio" manodopera per carbone.
 
 
Ma ero più intenta a ragionare.
 
 
Penso troppo; ed il mio pensiero alle volte prende pieghe strane - ed amare.
 
 
Questa frase è degli anni '50. Però potremmo riutilizzarla ancora adesso. Perché noi degli anni '80 ed a scendere ci siamo fatti rubare la gioventù dallo Stato.
 
 
Politicanti senza scrupoli, di ogni schieramento, hanno fatto i loro comodi rubandoci diritti e sogni.
Stereotipizzazioni rivelatesi poi false hanno indirizzato i sogni dei più verso strade senza sbocco.
Chi aveva già un ruolo ha cercato di favorire gente incompetente per il solo fatto che era con loro imparentata, quando una meritocrazia ben applicata avrebbe potuto far salire in graduatoria gente che avrebbe potuto veramente dare una boccata di ossigeno a questo Paese (che, per citare il Russo in uno dei suoi sfoghi, sì, se la meriterebbe la maiuscola...).
Sono amareggiata perché mi devo conquistare il lusso di coltivare i miei interessi, mi devo barcamenare a stento tra gente che ha competenze e capacità magari inferiori alle mie, e sentirmi pure dire che sono una bambocciona che non ha voglia di lavorare e di mettere su famiglia.
 
 
Sono anni che non mi concedo ferie, che valuto prima di fare spese, che discuto ferocemente con la Squala per tutelare le mie scelte, che poi in ogni caso pago con i miei soldi.
 
 
Forse sono un po' stanca di farmi rubare gioventù e tempo prezioso...


lunedì 14 luglio 2014

Shout

E ci sono quelle volte in cui dici "devo andarmene da qui".
 
 
Ne va della tua salute mentale.
 
 
Ne va della tua salute fisica.
 
 
Un armadio. Un fottutissimo armadio, mezz'ora di vomito da parte della Squala di critiche ed imposizioni.
 
 
E poi, la nausea. Forte, attanagliante.
 
 
Correre in bagno, i conati che non portavano altro che il sapore del pranzo (il mio pranzo, fatto da me, con tutti i crismi!!!!!!!!), lacrime e naso che cola.
 
 
Bisogno di fuggire.
 
 
Scrivere a tre amici random, ricevere due risposte - negative entrambe, la gente ha una vita a prescindere da me.
 
 
Quindi chiudersi agli Inferi. Finire un libro. Cominciarne e finirne un altro. Cercare la calma.
 
 
E salire e cucinare, senza voglia di parlare.
 
 
Ed oggi, oggi...
 
 
Già lo sapevo. Non so da quanto, già lo sapevo. Ma alla laurea di Shamaniac, vedere il Russo con la sua ragazza, sentirmi dire "Dovete parlare, avete un sacco di cose in comune, ti vuole conoscere!!", ed io sto lì, un po' come una scema, e nessuno dei due fondamentalmente viene a parlarmi.
 
 
Questo è orgoglio. Della peggior specie. E sì, mi sto compiangendo.
 
 
Datemi una via di fuga. O un po' di tempo, mi passerà.
 
 
Passa sempre.
 
 
Fino alla prossima volta...

venerdì 4 luglio 2014

Spirit Bird

Dopo letteralmente mesi di sottofondo continuo dei Dead Can Dance, un pezzo meraviglioso di nome "The writings on my father's hand", oggi ho cambiato musica.
 
 
Abbastanza di che farci caso.
 
 
Il pezzo che mi è venuto in mente, "Spirit Bird" di Xavier Rudd, è qualcosa di particolare; non tanto per la tecnica di esecuzione, che rimane molto semplice (voce-e-chitarra), quanto per la tematica trattata. Sembra quasi un sogno sciamanico, e forse lo è.
 
 
Mi fa pensare ai danni che troppo spesso facciamo qui, su questo pianeta. Come se non fosse la nostra casa, il luogo dove affondiamo le radici.
 
 
Se ci immaginassimo sulle spalle dei nostri antenati, uscirebbe fuori una bizzarra piramide umana rovesciata. E sotto a tutto, ci sarebbe la Terra.
 
 
Perché non rispettiamo il posto che ci ospita e ci nutre?
 
 
Non so se riuscirò mai a capirlo...
 
 


mercoledì 11 giugno 2014

Down to the Valley

Da quando ho scoperto la Valle, cerco di passarci quanto più tempo possibile (anche facendoci Soldato Jane, sì...); da quando ho scoperto Laurelidorelian, cerco di aggiungerla ai miei giri lì, anche solo per la pace che mi trasmette quel posto.
 
 
Ma quando uno comincia ad andare in un punto, è come se aprisse la strada ad altri. La scorsa settimana - meglio, domenica scorsa - sono andata lì, e c'era qualcosa di strano, di turbato. Non mi bastava neanche vedere le querce da sughero (Quercus suber, darebbero il nome alla Valle, ma in effetti sono davvero poche...) sane, e non colpite dalla ruggine come temevo...
 
 
Uscendo da lì, sento rumore di motori. Mi si rizzano immediatamente i peli del corpo come ad un gatto selvatico. Dopo un po', ecco le voci. Voce femminile, voce maschile, parlano di un trattore che dovrebbe arrivare fin lì.
Ascolto fin quando è possibile, tecnicamente in vista ma invisibile, quindi esco fuori - in corrispondenza con un signore anziano che fa footing, cosa che si presterà ad un po' di equivoci...
 
 
Perché la prima cosa che vedo è che la macchina in vista ha lo stemma dei guardiaparco, e la seconda è che è impantanata in un punto dove si produce SEMPRE del fango (ottimo fango grasso e puzzolente di zolfo, non so perché). Il signore che faceva footing aveva promesso di andare a cercare aiuto, e vedendomi comparire con lui hanno pensato che l'aiuto fossi io - e uno di loro mi ha pure ribattezzata Wonder Woman, notando però che per trasformarmi mi mancavano i bracciali...
Ho speso lì una buona oretta, con questo guardiaparco che mi corteggiava in maniera imbarazzantemente spudorata e pedestre - ad un certo punto gli ho proprio chiesto "Are you trying to court me???", scoprendo che non sa l'inglese... - quindi ho ripreso il mio giro. Di buono c'è che ora ho il numero di questo ragazzo. Non mi interessa la sua corte, ma in questo modo saprò a chi chiedere informazioni ed autorizzazioni per lavorare lì.
 
 
Perché, bisogna ricordarselo, in questo Paese serve un pezzo di carta pure per piantare gli alberi... 

venerdì 16 maggio 2014

...

Non ho parole.
 
 
Trovare la lettera che la Squala ha scritto alla capa di Barbapapà.
 
 
Il quale Barbapapà ha consegnato la lettera di dimissioni, e se ne andrà in pensione a fine mese.
 
 
OK. Leggo la lettera.
 
 
Si può arrivare a detestare così profondamente una persona che quasi non si conosce?
 
 
Mesi, anni di stipendi non pagati, di ferie non riconosciute, di contratti disattesi.
 
 
Scusatemi. Sono arrabbiata.

martedì 29 aprile 2014

Esposta

Mi rendo conto di non scrivere più così tanto su questo blog.
 
 
Da una parte è normale. Non ho più tutto il tempo di quando ero una studentessa universitaria (pure se l'ho aperto sotto tesi, e diciamocelo, lì il tempo era DAVVERO poco...); ma soprattutto, credo che dipenda dal fatto che mi sono resa conto fino in fondo di quanto è trasparente il mondo della rete.
 
 
Inserire il minimo dei dati riguardanti la sottoscritta è qualcosa che mi aiuta. Se c'è qualcosa a cui tengo, è la mia privacy, e per quanto possa essere amichevole con tutti, per essere amica di qualcuno questi se la deve conquistare, la mia fiducia (e se la perde, per me è morto). Però diciamocelo, ho uno stile di scrittura veramente riconoscibile, gli errori di digitazione e di ortografia sono grossomodo sempre gli stessi, e non so quanto tempo ci vorrà perché qualche lettore di faccialibro o del mio blog realizzi che Kura e JB (iniziali che possono essere un misto tra Scrubs e un whisky, in effetti...) si renda conto e cominci a cerchiare... in fin dei conti, quante fisioterapiste danzatrici del ventre esistono a Roma? Soprattutto, quante fisioterapiste interessate all'olistico e abbastanza pazze da dirlo?
 
 
Ecco. La realtà digitale mi fa sentire esposta. Quindi, non è che non mi succedano cose - ne capitano, eccome, anche di ridicole, gag mentali e situazioni buffe - ma non ne parlo. Non voglio espormi più del previsto.
 
 
Ammettiamolo, non sono poi tanto diversa dalla liceale disadattata avvolta dal muro di gomma che ho (apparentemente) lasciato indietro una decina di anni fa...

domenica 20 aprile 2014

Eiridh tonn air uisge balbh

Diciamocelo. Questo anno, un anno retto dal segno della Luna, visto che è cominciato di luna nuova e sta proseguendo con eclissi ed altri simili fenomeni, non è esattamente il MIO anno.
 
 
O meglio, è un anno di transizione bello e buono, con quel che ne consegue.
 
 
Se già ad aprile riesco ad elencare una batosta sentimentale, un'influenza con dolori articolari, quattro raffreddori di quelli buoni (di cui uno, l'ultimo, con tanto di notte insonne a sputare i polmoni a colpi di tosse), un braccio rotto diagnosticato ed una mano rotta non diagnosticata perché in lastra non si vedeva, un Barbapapà ricoverato con tutto il contorno di preoccupazioni che ne consegue, ed un corteggiatore insistente ma che si è rovinato con le sue mani con una serie di frasi.
 
 
Ho un po' paura per come proseguirà...
 
 
Molto spesso le onde si alzano su acque tranquille. Io che passo troppo spesso per un'acqua cheta, forse è il caso che alzi la testa...

martedì 11 marzo 2014

Momentary Freedom

Appurato il fatto che sono pazza, che tre anni di studio di una materia medica non hanno migliorato questa mia pazzia, e che un'intera famiglia votata alla scienza (o, possibilmente, alla Scienza) nulla ha potuto con la mia illogicità, mi permetto di condividere con voi i miei brevi ma graditissimi momenti di liberà.
 
 
Sono già due giorni che, la sera, levo il tutore. Faccio prendere aria al braccio, lo lavo (e levo gli infiniti strati di pelle morta...), cerco di muoverlo quanto più possibile, e dormo senza.
 
 
Al mattino, terminate le mie abluzioni post colazione e messi i calzini, lo rimetto, giusto per stare più tutelata in giro e sul lavoro.
 
 
Questo senza ancora sapere il risultato della risonanza magnetica né l'opinione del Dottorone Professorone Salgincattedra Sotuttoio, che mi aveva fatto una buona impressione in visita ma al telefono avrei voluto appendere al muro - lo so, sono miss Diplomazia.
 
 
Finora, il mio braccio ne ha solo beneficiato. Pure se sembra una specie di salame bianchiccio, puntinato di rosso ed estremamente rigido.
 
 
La libertà è meravigliosa... ^_^

giovedì 27 febbraio 2014

Not exactly happy...

Anzi, diciamocelo pure, decisamente demoralizzata.
 
 
Sinceramente speravo che ieri mi avrebbero tolto il tutore, detto che "in effetti, si vedono solo i segni della vecchia frattura", ed arrivederci e grazie. Lo speravo davvero.
 
 
Invece mi è toccato fare file su file in ospedale, trottando da una parte all'altra, dalle 7.30 di mattina a mezzogiorno, per ricevere la triste conferma che sì, è proprio rotto, si vede meglio sulla lastra, e che c'è stato un coinvolgimento dei tessuti molli (tendini, muscoli e quel legamento che unisce ulna e radio), quindi mi conviene fare una risonanza magnetica, ed oltretutto mi avevano fatto male il primo tutore, quindi rischiavo anche di farmi venire le piaghe da decubito (ero già nella fase "petecchie ed un foruncolo").
 
 
La mazzata vera e propria mi è arrivata da me stessa, comunque, proprio quando hanno aperto il vecchio tutore e mi sono resa conto che potevo stendere e piegare il braccio, con l'ausilio dell'altra mano, ma assolutamente non pronarlo né supinarlo, pena i dolori dei vari muscoli... l'unica consolazione, in tutto questo, è che sono riuscita a lavarlo fino al gomito, con l'aiuto dell'infermiera...
 
 
Ecco... avrei una maledetta voglia di un abbraccio dato per bene...

giovedì 20 febbraio 2014

How to spend a birth day

Ci sono molti modi per passare il giorno del proprio compleanno.
 
 
Io da anni mi riprometto di passare a trovare Giordano Bruno e la mia adorata nonnina, e non ci riesco mai...
 
 
Un altro modo che avrei per festeggiare dignitosamente sarebbe quello di farmi seppellire di gatti, giusto per ribadire il concetto che quello è un giorno speciale - per me e per loro... pure se loro sono abituati ad essere esseri speciali...
 
 
Invece quest anno ho festeggiato facendomi una bella contusione, nel più classico dei modi imbecilli.
 
 
Avete presente il famoso ponte di Roma che, dopo l'intervento di uno scribacchino da quattro soldi con simpatie fascistoidi, è diventato il ponte dei lucchetti? Beh, è chiuso ad entrambe le estremità da delle catene, giusto per ribadire che non è percorribile da mezzi su ruote che non siano biciclette. Di per sé giustissimo, se non fosse che a me questa cosa dà alquanto ai nervi. Quindi, visto che al momento mi ritrovo a levorare anche da quelle parti, mi capita(va) di passare sul ponte e di uscirne zompando la catena.
 
 
Se non fosse che, proprio questo lunedì, con altra gente a fianco, l'ho presa in un punto troppo alto, e da troppo distante...
 
 
La botta è stata notevole, decisamente. Ho un ginocchio che pare il campionario delle varie sfumature di "livido" (pure se al momento mancano il verdino e il giallo, che sono gli ultimi colori prima di tornare all'umano, ed il rosso-violaceo è decisamente poco), ma quello che mi preoccupa, e mi ha preoccupata, di più è il braccio. Sinistro, ma non posso dire "per fortuna" perché io le braccia le uso entrambe.
Dopo aver visto che non riuscivo più a muovere il gomito, martedì sono andata al pronto soccorso, ed in seguito a 5 ore di attesa, a digiuno (ma per fortuna Barbapapà mi ha portato una bottiglietta d'acqua...), 5 lastre tra gomito e polso, visite con due medici ed un sacco di dolore, si è visto che non c'era niente di rotto, si vedevano solo i segni delle vecchie fratture (capitello radiale e scafoide, fatti quando ero ancora piccola ed idiota - ora sono grande ed idiota... -, ed una zona di addensamento sul radio all'altezz del polso, che non so cosa sia ma non mi stupirebbe se fosse l'esito di un'altra infrazione non trattata...); in ogni caso, mi hanno fatto un tutore, che mi rende decisamente difficile dormire, non blocca propro del tutto i movimenti del braccio, e va a spingere sulla nocca del mignolo in un modo decisamente fastidioso.
 
 
Sono insofferente, lo so; specie se considero che adesso mi sarei potuta ritrovare con un braccio ridotto ad un mosaico e qualche dente in meno.
 
 
In ogni caso, non fate come me. Niente compleanni da masochisti. Non ne vale la pena. Ed adesso, faccio il giro delle catene come tutti, pure se continuano a starmi abbondantemente sulle scatole...

lunedì 27 gennaio 2014

Constatazioni

Alla soglia dei 31 anni, credo di potermi permettere due constatazioni.
 
 
La prima è che odio le domeniche; o sono al corso, o sono a Porta Portese, o non so cosa fare - a parte zompettare per boschi, ma non è la stagione.
 
 
La seconda è che odio il mio compleanno. Non amo ricevere i regali, detesto organizzare qualcosa, mi sento in obbligo di far stare bene tutti e poi finisco per stressarmi, restare digiuna e basta.
 
 
Col fatto che c'è un fine settimana a settimana (say what?), e che il mio compleanno si avvicina pericolosamente, non è del tutto strano che io sia un tantino di cattivo umore...

sabato 4 gennaio 2014

2013

Il 2014 è cominciatro da poco, e già mi sembra abbastanza simile a quello lasciato... è cominciato coi dolori del ciclo (e spero che questo non voglia dire che passerò un anno piegata in 16 con la nausea...), con un despacho (che nonostante il nome non si mangia) e con un portale aperto a colpi di Danza, è proseguito con feste, compleanni, lavoro e pezzette che corro a mettere agli amici, al momento la situazione dell'ordalia ancora non si è sciolta (e c'è il Vampiro che dice "Ma mica deve scegliere un appartamento!!!!), ma forse ci stiamo arrivando... e insomma, non vedo grosse differenze dal 2013.
 
 
E un po' posso dire di essere contenta. Il 2013 mi ha lasciato qualcosa di buono. Uno sfrondamento di rapporti falsi, per dirne una; lo sblocco dei miei sentimenti congelati (ero un freezer e neanche me n'ero accorta...); buone situazioni lavorative; la Danza on my own, visto che non avevo mai provato questa situazione; un bel po' di crescita personale; tante persone meravigliose che mi hanno teso la mano nei momenti difficili; e soprattutto, una nuova valutazione di me.
 
 
Cosa mi aspetto da questo nuovo anno?
 
 
Un lavoro sempre più stabile, con delle buone entrate; l'amore; viaggi, specie la mia tanto desiderata Irlanda; nuove amicizie; tantissima musica e tantissima Danza; vivere, in generale...