Era stato troppo di tutto. Troppa umiliazione, troppa denigrazione, troppe prese in giro di quanto provavo, delle mie emozioni. Quindi, meglio congelare tutto, meglio anestetizzare di ghiaccio e neve.
Meglio dimenticarsi che il cuore batte.
Poi, mi sono ritrovata sulla luna boscosa di Endor. All'improvviso, in modo imprevisto.
Risveglio dei sensi, senz'altro. Ma se parlavo, rispondeva solo la mia voce. Non c'era nessun altro con me, neanche un Ewok. Luna boscosa, ma sembrava morta.
Era meglio, indubbiamente. Ma non ce la facevo più. Ho cercato di resistere, poi ho desiderato di nuovo Hoth ed il suo ghiaccio. Ho desiderato trasformare la luna di Endor in Hoth.
Ma la neve non prendeva.
Ed ora, in questa terra di alberi, c'è una voce che non è la mia.
Non mi voglio sbilanciare, già lo sto facendo troppo.
..."impara a boscheggiare", sarei tentata di dire. Ma a parte il fatto che non esiste questo neologismo - che ha pure un suono tremendo... -, non ha un gran senso.
Chi va per boschi, se è davvero motivato, ne esce fuori pieno di tagli che sembra un cutter maldestro, con un livido sotto al piede (!!! Non chiedetemi come caspita io abbia fatto, che non lo so ), con crampi sparsi ("Ma sì, mi piace camminare!!!!". La prossima volta, meglio controllare se è un bosco in piano o di montagna, me dear...), la sensazione di un'anca che si sta svitando (cfr. il punto prima, e le discese su terreno boschivo sofficissimo), oltretutto bevendo poca acqua e non mangiando affatto... e pensando WOW!!!!!!!
Forse sono scema... ma per quanto oggi faccia davvero fatica a salire le scale, ci tornerei anche subito :)
(P.S. il bosco in questione, nei piani di chi mi ci ha portata, dovrebbe diventare una location per il gioco di ruolo dal vivo, o scatti fotografici, o film... e ci starebbe tutto... ma secondo me mieterebbe più vittime che altro...)
Sono stata educata dalle suore. Non è stata una mia scelta - difficilmente può esserlo, alle elementari... l'alternativa era la Steineriana, e la Squala li vede come il fumo negli occhi. Quindi, benedettine. Una manica di pinguini che odiavano ed umiliavano i bambini come nella miglio rappresentazione di "The best days of our lives" dei Pink Floyd.
Alla fine, si sopravvive a tutto.
Ho smesso di credere al diavolo come me lo avevano raccontato alle medie. A 16 anni, ho smesso di credere tout court alla religione cattolica. A 18, sono riuscita a dire alla Squala "Io non vado più a messa, non ci credo!". Me l'ha fatta pagare per mesi, venendomi a disturbare la domenica, qualsiasi cosa stessi facendo, per dirmi che LEI andava a messa perché LEI faceva la scelta difficile, quella di credere, perché è tanto facile non credere, e LEI non era come ME, lei si impegnava.
(tralascio che secondo me è molto più difficile costruirsi il proprio credo ex novo facendo tabula rasa)
Ho passato un periodo di studio del paganesimo, ma senza trarne grandi soddisfazioni. Come il cristianesimo, si focalizza su certi aspetti eliminandone altri.
Le filosofie costituite sono diventate forme di religione, e la cosa mi inorridiva; non ero uscita da delle pastoie solo per trovarmene altre.
Alla fine, con studio ed impegno, mi sono costruita un credo mio, che mi permette di vivere serena, e mi consente di non ammorbare gli altri - o almeno ci provo - e di bacchettarli se loro ammorbano me.
Solo che, qualche tempo fa, per andare a trovare la Sartina con i viejos ed una sorella della Squala (che qui chiameremo la Beghina), dopo attimi di nervosismo a causa di una signora che ci aveva bloccati per strada per cianciare a vuoto e che era pure più beghina della nostra Beghina personale, cosa che mi ha fatto essere più linguacciuta del solito, una volta finalmente salita in macchina ed aver protestato che io NON sono cattolica, la Beghina ha rimarcato che sì, lo sono, perché sono battezzata, e comunicata, e cresimata.
Ora. Tralasciando il semplice fatto che, cavolo, cerimonie fatte prima dell'età della coscienza e sotto lavaggio del cervello dalla società andrebbero considerate nulle a priori. Come pensate che mi sia sentita?
Impastoiata. Di nuovo.
Io non amo le pastoie.
Ho rifatto la mia ricerca in rete fino a trovare questo. Ho stampato il modulo - due copie -, l'ho compilato, ho fatto la fotocopia della carta d'identità, ed oggi ho spedito il tutto. Raccomandata A/R.
La rabbia è un gran motore. E sono ad un passo dall'essere libera.
Magari additata a vita, in questo paese cattobigotto, ma libera.
Sono quasi sicura di averlo già scritto. Sono affascinata dall'idea del campeggio da quando ero piccola.
Sia la Squala che Barbapapà avevano praticato, in gioventù. La Squala, con tutti i fratelli maschi scout ed amici campeggiatori, doveva essere piuttosto ben attrezzata. Barbapapà aveva dovuto costruirsi l'esperienza da solo, ma dopo aver dormito sotto un cespuglio in attesa di imbarcarsi per Londra ed andare a sentire non so se i Beatles od i Rolling Stones, beh, credo che l'idea di una tenda suonasse estremamente confortevole.
Nonostanteciò, a nessuno dei due è mai venuto in mente che potesse andare anche a me o ad AiLund di campeggiare. Il massimo dello sforzo della Squala era stato mandarmi agli Scout, in un periodo in cui il mio rapporto con la chiesa era già ridotto a terra bruciata (non terreno fertile... proprio roba da piogge acide per centinaia di anni... tipo coltivare il pianeta Venere), e peraltro come unica over-15 (avevo 20 anni, e mi sono ritrovata in mezzo ai lupetti... gh!!). Di tende, comunque, manco l'ombra.
L'anno scorso a Montelago per me è stato uno sblocco, pure se ho dovuto chiedere in prestito tutto ed imparare nel modo più difficile, con l'esperienza (servono sacchi a pelo pesanti, tende semplici da montare ma di buona qualità, bagaglio quanto più possibile ridotto come ingombro, un buon materassino, la luce per la notte...). Ripetendo l'esperienza quest'anno, ho potuto attrezzarmi meglio.
Ed adesso sono andata col gruppo di pazzi capitanati da Bodhisattva e MrCoach dalle parti del bosco del Sorbo, per altri due-giornidue-notti di massacro formativo in campeggio.
Ho sperimentato il campeggiare con la pioggia e l'utilità della verandina, ho apprezzato la torcetta da testa di AiLund, la comodità del materassino gonfiabile (pure se adesso mi devo procurare una pompa per usarlo), ho apprezzato di nuovo la sacca interna di cotone da mettere nel sacco a pelo che aveva cucito mia nonna paterna (da delle orrende lenzuola anni '70, ma l'aspetto passa in secondo piano dopo la funzionalità), ho dormito con un'altra persona e la sua cagnetta, ho visto cos'altro mi può servire (mazzuolo di gomma per i picchetti, piccola lampada a led con laccio lungo o gancio da appendere nella tenda, la summenzionata pompa, altri picchetti ché non bastano mai...), ed il tutto facendo letteralmente i chilometri (siamo arrivati a 50 in 2 giorni, esclusi errori di pista, passeggiate personali per cibo e/o momenti evacuatori, giri funzionali ed esercizi) e non occupandoci quasi per niente di campeggio o dell'arte di campeggiare.
Di conseguenza, accumulo punti esperienza, stendo il sacco a pelo fuori per areare, ed aspetto la prossima occasione. Se sono arrivata a 30 anni vergine di campeggi, e poi da 30 a 31 ne ho fatti ben tre, vuol dire che presto replicherò, ed avrò modo di imparare nuove cose :)
Nel senso migliore, più puro e più disinteressato del termine.
Cominciamo dall'inizio. E' estate. E d'estate, per la sottoscritta, oltre al lavoro esistono due svaghi: libri, e Valle.
Al momento, leggo perlopiù la sera, prima di crollare addormentata ben dopo la mezzanotte, incapace di arrivare oltre a quel paragrafo (o, nel caso di Sir Pratchett, dilungandomi fino allo stremo per il mero piacere di sorprendermi per Carota).
Però sto andando un sacco alla Valle. Per prendere frutti di bosco, per raccogliere galle (non le solite rotonde, quelle create da un altro insetto - sì, sono sempre galle, sì sono sempre galle di quercia, no, non conosco le specifiche, le potrei leggere ad nauseam ed ancora non memorizzarle; fidatevi, ok?), per far scarpinare amici, per fare picnic notturni, per cercare luoghi idonei a scatti fantasy, per sognare di fare il drago steampunk coi rottami delle auto... E, insomma, la penultima volta che ci sono andata ho fatto una piccola deviazione sul percorso ed ho scoperto i resti di un accampamento. Resti decorati da alcune batterie di automobile.
Ora. Passi il vetro, passi la plastica - a fatica, moooooolto a fatica -, passino i resti del letto, ed anche le scarpe ed il sacco a pelo.
Ma le batterie, NO.
E' troppo, anche per me.
Per evitare di diventare più verde del mio solito, dopo aver lanciato anatemi contro i danneggiatori delle proprietà comuni verdi, mi sono ripromessa che domani (cioè ieri) o dopodomani (cioè oggi) sarei andata a fare pulizia.
Ne ho parlato a casa. E qui scatta la prima medaglia. Perché la Squala, che al solito considera aprioristicamente i miei progetti delle bambinate, ha detto di chiamare l'AMA, o di andare col carrello della spesa, o di non perderci tempo. Invece Barbapapà ha detto "Ti aiuto io! E' una bella cosa!!!".
In corso d'opera credo che mi abbia tirato diversi sentiti accidenti, pentendosi amaramente, ma è un eroe comunque, e non di meno per questo.
Pianifichiamo: prendere carrello, giornali - tanti giornali - e buste di plastica, vedere in primo luogo se è aperto l'elettrauto vicino casa per portarle lì, se no prendere la macchina e portarla il più vicino possibile all'ingresso più comodo, in modo da trasportare poi le batterie nella più vicina isola ecologica.
Ovviamente, l'elettrauto è chiuso. Pertanto, torniamo col carrello e prendiamo la macchina (la fedele Bouncing Car, che dal 2001 ci accompagna in ogni impresa titanica).
Già all'andata, con il carrello portato a braccio dalla sottoscritta, si palesano le difficoltà: terreno irregolare, deiezioni (canine e volpine, pure se ogni tanto ho adocchiato prodotti di pecora), strettoie, buche, radici, rovi, cardi, canne, erba secca. Ed ovviamente, l'accampamento in un punto quasi boschivo.
Avevo visto 4 batterie, ne troviamo 5, di cui una ancora chiusa e che perde... no buono. Ed ovviamente il carrello è troppo piccolo per caricarle tutte. Quindi smontiamo la sacca, avvolgiamo alla bell'e meglio tre batterie nei giornali (le due più pesanti più quella che perde), scovo un pezzo di cavo elettrico ormai senza rame per legarle come possibile, e quindi cerchiamo, con estrema fatica e diversi ribaltamenti, di portarle fuori. Alla fine, la strategia migliore si rivela camminare al contrario, tenendo il carrello con due mani, e scegliendo il percorso più regolare possibile, abbassandolo quasi per orizzontale nei punti ostici; e, quasi all'uscita, molliamo le ruote per trasportare le tre batterie a piedi fino alla macchina.
Portata la terza per quasi tutto il tratto, torno indietro con il grosso dei giornali a recuperare le altre due. Con un po' di difficoltà (chiunque avesse fatto quell'accampamento, lo aveva scelto proprio bene: ingresso pressoché semioccultato dalle canne e dagli alberi, spazio sufficiente, anche abbastanza in piano) mi raggiunge anche Barbapapà. Ammiriamo una mantide che ha appena fatto la muta (sono stata tentata di prendere la pelle vecchia, ma era troppo fragile... e poi, cosa ci avrei fatto?), carichiamo le ultime batterie ed un trasformatore da cellulare senza più il cavetto, e partiamo - con una velocità notevole rispetto al primo giro - di nuovo alla volta della macchina, raccogliendo un bauletto da motorino abbandonato da relativamente poco.
Da lì all'isola ecologica, non c'è voluto niente.
Siamo tornati a casa distrutti, assetati ed esilarati.
Barbapapà merita la medaglia d'oro al valore verde!!!!!!!!!
Questo è stato l'anno delle defezioni, del "mi prendo due giorni per vedere com'è" e poi scoprire che la marea di gentaglia che lo invade mi ha fatto perdere un po' la voglia, del terreno in puro stile Woodstock, della mia prima vera tenda e di come montarla... ma andiamo per ordine.
Tanto per cominciare, niente sveglia allucinante. Non passando per Valmontone, non ho sentito il bisogno di fare le 4.30 come l'anno scorso. Comunque, sveglia presto, colazione lampo, gestione incasinata delle cose come mio solito, i viejos che mi scortano a Termini ('un sia mai che sparisco per strada), io che ricordo di avere il treno alle 7.45 e poi realizzo, guardando di nuovo il biglietto, che era alle 9.35, quindi faccio un salto da Borri per prendere l'ennesimo libro di Terry Pratchett (una piccola guida curata come un'enciclopedia alfabetica a Discworld), e tra quello e le cuffie con la musica del mio cellulare (sempre più tacchino farcito)riesco a far passare il tempo, ridendo come un'idiota, finché non arriva finalmente l'annuncio del binario e posso salire in treno (e qui si conferma che Murphy ce l'ha con me, perché davanti a me si siede una signora piccolina che si fa l'intero viaggio comodamente spaparanzata, rendendomi impossibile lo stendere le gambe...).
Appuntamento alla stazione di Foligno con la Zirlatrice, una ragazza fantastica conosciuta al Full Moon (che chiamerò così perché è in grado di zirlare come un grillo, non chiedetemi come fa), e viaggio in navetta, condividendo musica e discorsi (abbiamo parlato tantissimo, in questi due giorni...), quindi arrivo a Montelago con luuuuuuuunga passeggiata attraverso il campo - strada fangosa in modo incredibile, impossibile che la navetta potesse praticarla), facciamo un pezzo di strada con una riservatissima ragazza del nord con i capelli in parte tinti blu elettrico e la compostela sullo zaino, quindi entriamo nell'accampamento. Qui ci separiamo, io più o meno seguita da una ragazza che poi diventerà la mia ombra (dal fichissimo nome fantasy ma totalmente priva di spirito di iniziativa, e che quindi si appoggia totalmente a noi, specie a me... U_U), la Zirlatrice verso i suoi amici, seguita a ruota dalla ragazza della compostela (che si appoggerà al loro campo, ma con più spirito di iniziativa individuale).
Trovare il resto della compagnia del Labicano è un'impresa, ma alla fine ci riesco. Solo, tra le varie pozzanghere e fango, mi bagno le scarpe (sono andata coi sandali... pessima, pessima idea...), il piede comincia a slittarci dentro che è un piacere, quindi li levo e comincio a girare scalza, diventando in pochissimo tempo l'immagine degli Hobbit quando girano per Mordor (Xiuh, tu approverai, avendomi sempre detto che sono un Hobbit un po' troppo cresciuto ;) ). Arrivata comunque al punto dell'accampamento, gioisco nel vedere che quest'anno siamo attrezzati con un gazebo...
Mentre Sportsy mi aiuta a montare la tenda (quella ragazza vive di attività, ed è stata non solo un aiuto stravalido, ma anche un genio nello spiegarmi l'how to in maniera semplicissima), si monta lo stendardo (quello famoso, disegnato lo scorso anno dal Menestrello che quest'anno non c'è), e si comincia a provvedere al pranzo, pranzo cui si appoggia la suddetta ragazza-ombra (che, ci racconta, doveva venire con degli amici che poi le hanno dato buca... l'abbiamo invitata per compassione e spirito di solidarietà, ma dopo un po' che parlava me ne sono pentita...). Quindi, giro per il mercato, il Mortimer's Pub, ascoltiamo musica e rivediamo un po' di gente (tra cui il fotostalker dello scorso anno, cosa che mi fa un po' irrigidire, ma per fortuna non pare notarmi, forse perché ho messo le orecchie da elfo...), e lì noto una cosa: se c'è musica folk io ho voglia di ballare comunque, mentre i Labicanensi aspettano la notte... di conseguenza, io cerco qualcuno con cui ballare - e finisco per farlo fuori dalla tenda con Zirlatrice, entrambe scalze (cosa che si rivelerà essere una pessima idea...), mentre loro rimangono seduti tranquilli (salvo Sportsy che mi svela il mondo del pogo seduto...). Ok, ammettiamolo, non mi sono fatta questo Montelago per la musica.
La gente mi vede e mi fotografa. Un ragazzo filma me e Zirlatrice che balliamo (e ci fa ripetere la sequenza più volte, perché se devo fare qualcosa sul serio mi impapero e scivolo sulla guazza). Riprendo contatti con alcuni dei bancarellai, che ho conosciuto e si ricordano di me con affetto (specie i signori delle pietre... adorabili!!!!). Incontriamo barbari e soggetti strani-ma-divertenti, parliamo con tutti, sorridiamo per il solo piacere di farlo (cosa che, la sera, mi ha tirato dietro un ragazzino ciucco perso che mi si è appiccicato per ballare e non sapevo più come sbolognare...).
Ho sentito però la mancanza del Russo, di Wolfen e della Lupacchiotta (meno di Shadow. Che ci fosse o meno, mi sono resa conto, mi lascia indifferente). Mi è mancato Menestrello, e lo spirito di comunità che riusciva a creare (io sono una misantropa assurda, ma ci tengo a fare in modo che il gruppo capisca che comunque ci sono...).
Sono rimasta in giro fino a sera tardi, ballando un po' con Sportsy e con Butterfly, una meravigliosa persona, quindi ho deciso di tornare in tenda per provare a dormire un po'. Illusa. A parte il casino del concerto, la gente aveva deciso (ed in certi casi lo dichiarava anche esplicitamente, con tanto di coro da stadio) che "a Montelago non si deve dormire". Di conseguenza urli, schiamazzi, "Valeriooooooooooo" vari; placato questo, alle 4.30 qualcuno si è fatto una bella suonata al djembe (e giuro, chiunque fosse lo avrei ucciso, pure se era bravo - e lo era parecchio...); e, per finire, il pianto disperato di un bambino. A quel punto, totalmente insonne, ho deciso di prepararmi per affrontare il nuovo giorno... (di buono c'è stato il fatto che la nuova tenda teneva l'umidità molto meglio della "3 secondi" dell'anno scorso, e che il sacco a pelo invernale più la protezione in cotone cucita chissà quanto tempo fa da farmor hanno fornito il giusto grado di calore per affrontare la notte serenamente - è vero, ho avuto i crampi comunque, ma sono dipesi dall'impossibilità di muovermi più che da altro. Adesso mi serve solo un materassino decente)
Vestita, più o meno lavata - le salviettine umidificate servono, ma non sono totipotenti -, mangiato parte del pacchetto di Grancereale ed un po' di mandorle, rimesse le orecchie da elfo, ho preso di petto la giornata nel modo migliore. Girando per il mercatino. Quindi, mi sono fatta prendere da un attacco di treccite. E dato che ero venuta a Montelago anche con l'idea di fare trecce ad offerta libera (totalmente libera per le trecce semplici, a partire da 3€ per quelle con i nastri), ho intrecciato i capelli di Butterfly subito dopo pranzo e, resistendo strenuamente alla tentazione di dormire, ho cercato i ragazzi del Gerbillo per fare trecce anche lì.
Inizialmente, mercatino moscio - ho fatto una treccia alla fidanzata del mitico Bodhranista -, quindi ho fatto l'ennesimo giro per il mercatino vero, poi, con l'aiuto di Zirlatrice, la cosa ha preso piede e mi sono ritrovata a fare lavori interessanti (senz'altro il più bello proprio su Zirlatrice, una finta crown braid con nastro a tracciare un pentacolo). Quindi, persa l'accensione dei fuochi - cosa che mi è dispiaciuta - e la danza del ventre - cosa che non mi è dispiaciuta troppo -, sono andata a procacciarmi la cena, di nuovo in giro per il mercatino, quindi in tenda a parlare con Zirlatrice fino alle 3 e rotti (ed abbiamo deciso di andare in Irlanda insieme). Una volta partita lei, ho provato di nuovo a dormire, con più successo del giorno prima anche se comunque col sonno disturbato dai vari casini e concerti (ad un certo punto, quando già stava facendo chiaro, mi sono svegliata di soprassalto pensando che stesse suonando la sveglia; invece era musica mandata a basso volume dal palco - da lì la decisione che, in ogni caso, al prossimo Montelago niente sveglia con le cornamuse, troppo confondibile).
Svegliata comunque troppo presto, dopo aver deciso di bypassare la colazione ed aver compiuto un po' di abluzioni rimandate per troppo tempo, ho smontato quanto più rapidamente la tenda e fatto il mio bagaglio (il tempo sembrava minacciare molto), ho chiesto a Red, venuto anche lui, uno strappo fino a Foligno (lui invece me l'ha offerto fino a casa... caro ragazzo!!!), ho salutato la sola Butterfly, unica ad essersi svegliata (e che ho allarmato con le mie previsioni metereologiche, che in seguito ho scoperto essere totalmente infondate), e sono partita, carica di cose nuove, un sacco di fango, sonno, tagli sotto ai piedi (ed una spina che stava facendo infezione... ouch!!!!), ma anche divertimento e voglia di riprovare ancora.
Non so, esattamente, quando ho cominciato ad essere affascinata dall'idea del campeggio.
Ricordo che per anni è stato il mio sogno proibito. Andare in campeggio con i viejos? Impossibile.
(loro ci andavano, illo tempore. Il problema è che nel frattempo sono passati più di 30 anni, sono diventati vecchietti e, nel caso della Squala, bionici, e comunque non hanno più l'agilità di infilarsi in una tenda)
L'attrezzatura teoricamente c'era, ma persa chissà dove.
Anni ed anni fa - facevo ancora il liceo... GAAAHHH!!!!!!! - avevo trovato a casa di nonna al mare una tenda, o meglio il telo; l'avevo tirato fuori, controllato, avevo lavato via la muffa e l'avevo steso... e a quel punto PoshMan, l'unico uomo che parta dall'idea che l'albergo deve essere minimo a tre stelle, ha detto che era dei suoi genitori o comunque sua, e che se la prendeva lui.
Per non usarla, conoscendolo.
E solo dopo che IO avevo fatto il lavoro.
Ma vabbè.
Anni fa ero incorsa nell'ennesimo errore di innamorarmi della solita persona sbagliata. La persona in questione, oltre a non provare per me il benché minimo interesse se non per orizzontale, era un discreto affabulatore, ed un grande appassionato di campeggio. Mi promise che saremmo andati - e fosse stato per lui, starei ancora aspettando...
Invece, lo scorso anno, un ragazzo che avevo visto la prima volta a capodanno (il famoso Menestrello, amico di storica data di SuperMario), si è fidato abbastanza di me, o ha visto la voglia, e mi ha coinvolta per Montelago. Un'esperienza da una parte fenomenale, dall'altra stressantissima, perché ho dovuto fare giri allucinanti quando non erano necessari, mi sono dovuta far prestare tutto - e dico sinceramente tutto, alla fine anche i picchetti da chi ne aveva di riserva - da altri, ho sofferto il freddo ed il sonno come non mai. Ma formativa. Anche tanto.
Ed oggi, dopo tanto tempo, finalmente sono andata con i viejos e la Sartina (che ha una storica esperienza di campeggi) a prendere la mia prima tenda!!!!!!!!! ^^
E' una Bertoni, del tipo che Menestrello giudica il top (aveva lo stesso modello, prima di essere costretto ad abbandonarlo su un campo con tutto l'armamentario da campeggio a causa di una fulminea intossicazione alimentare... e dice che può resistere anche sotto ad una cascata), presa a 3 posti più che altro perché in quella a 2 ci entravo solo di sbieco (...ok... la mia scusante che "non sono alta" qui vacilla un po'...). Ed è mia. Doveva essere il regalo di natale-più-compleanno, ma confusa dai libri che mi avevano preso i miei, l'ho pagata io.
E la Sartina mi ha prestato a tempo indeterminato anche un sacco a pelo, acquistato da una delle figlie per campeggiare in Norvegia (arriva a coprire da 20 a 0 gradi), e che tanto da lei chissà quando si tornerà a fare campeggio...
Ora mi mancano lo zaino, il materassino e - indispensabile - una torcia.
Da quando ho scoperto la Valle, cerco di passarci quanto più tempo possibile (anche facendoci Soldato Jane, sì...); da quando ho scoperto Laurelidorelian, cerco di aggiungerla ai miei giri lì, anche solo per la pace che mi trasmette quel posto.
Ma quando uno comincia ad andare in un punto, è come se aprisse la strada ad altri. La scorsa settimana - meglio, domenica scorsa - sono andata lì, e c'era qualcosa di strano, di turbato. Non mi bastava neanche vedere le querce da sughero (Quercus suber, darebbero il nome alla Valle, ma in effetti sono davvero poche...) sane, e non colpite dalla ruggine come temevo...
Uscendo da lì, sento rumore di motori. Mi si rizzano immediatamente i peli del corpo come ad un gatto selvatico. Dopo un po', ecco le voci. Voce femminile, voce maschile, parlano di un trattore che dovrebbe arrivare fin lì.
Ascolto fin quando è possibile, tecnicamente in vista ma invisibile, quindi esco fuori - in corrispondenza con un signore anziano che fa footing, cosa che si presterà ad un po' di equivoci...
Perché la prima cosa che vedo è che la macchina in vista ha lo stemma dei guardiaparco, e la seconda è che è impantanata in un punto dove si produce SEMPRE del fango (ottimo fango grasso e puzzolente di zolfo, non so perché). Il signore che faceva footing aveva promesso di andare a cercare aiuto, e vedendomi comparire con lui hanno pensato che l'aiuto fossi io - e uno di loro mi ha pure ribattezzata Wonder Woman, notando però che per trasformarmi mi mancavano i bracciali...
Ho speso lì una buona oretta, con questo guardiaparco che mi corteggiava in maniera imbarazzantemente spudorata e pedestre - ad un certo punto gli ho proprio chiesto "Are you trying to court me???", scoprendo che non sa l'inglese... - quindi ho ripreso il mio giro. Di buono c'è che ora ho il numero di questo ragazzo. Non mi interessa la sua corte, ma in questo modo saprò a chi chiedere informazioni ed autorizzazioni per lavorare lì.
Perché, bisogna ricordarselo, in questo Paese serve un pezzo di carta pure per piantare gli alberi...
Mentre mi faccio prendere dagli avvenimenti assurdi tipo cadute e colpi di testa/di fulmine/di cuore, proseguo il lavoro alla Valle.
Con risultati, ammettiamolo, scarsi.
Perché piantare con amore un albero di sorbo, interrandoci sotto un paio di pietre, e quando ritorno dopo alcuni (ok, ammettiamolo... diversi...) mesi scoprire che se lo sono portato via non è bello.
Oppure lavorare su di un albero, e poi scoprire che lo stanno sradicando, così, tanto per.
Insomma, frustrazioni, rabbia, sensazione di pura impotenza... alvo poi trovare, in un punto troppo nascosto tra il rusco, troppo in pendio, la quercetta nata dalla ghianda interrata senza darci un soldo di credito. Ed allora, la combattente che è in me rialza la testa.
Stamattina, tra i 13 vasi che attualmente riempiono il davanzale della finestra agli Inferi, ho visto due getti. Il termine tecnico, ho imparato - o meglio, sto imparando - è calappro. Dopo aver improvvisato una giga vera e propria ed aver scritto a mezzo mondo di quello coinvolto nel mio progetto Valle, sono andata avanti... ma col pensiero che sì, sto facendo davvero qualcosa di utile. E non saranno forze avverse formato gentaglia che ruba gli alberi o abbattitori a fermarmi.
Appurato il fatto che sono pazza, che tre anni di studio di una materia medica non hanno migliorato questa mia pazzia, e che un'intera famiglia votata alla scienza (o, possibilmente, alla Scienza) nulla ha potuto con la mia illogicità, mi permetto di condividere con voi i miei brevi ma graditissimi momenti di liberà.
Sono già due giorni che, la sera, levo il tutore. Faccio prendere aria al braccio, lo lavo (e levo gli infiniti strati di pelle morta...), cerco di muoverlo quanto più possibile, e dormo senza.
Al mattino, terminate le mie abluzioni post colazione e messi i calzini, lo rimetto, giusto per stare più tutelata in giro e sul lavoro.
Questo senza ancora sapere il risultato della risonanza magnetica né l'opinione del Dottorone Professorone Salgincattedra Sotuttoio, che mi aveva fatto una buona impressione in visita ma al telefono avrei voluto appendere al muro - lo so, sono miss Diplomazia.
Finora, il mio braccio ne ha solo beneficiato. Pure se sembra una specie di salame bianchiccio, puntinato di rosso ed estremamente rigido.
In genere, chi fugge lo fa con la coscienza sporca, in modo privo di dignità, e normalmente è braccato.
Io sono fuggita dai miei pensieri, andandomi a rifugiare, per il brevissimo tempo di due notti ed un solo giorno pieno, in un paesino sperduto del Friuli, dove vive una delle Coppie Perfette che conosco.
(ovviamente i miei saliscendi d'umore degli ultimi tempi hanno tutto a che vedere con questa mia fuga... ma una via d'uscita che ti viene proposta da persone amiche è sempre benedetta)
Dopo cinque lunghissime ore di treno, trascorse quasi tutte in compgnia di una famiglia marocchina composta da madre e due figlie (una bambina, una ragazzina) che non trovavano requie e mi hanno fatta spostare, interrompere la lettura, mi hanno usata come tramite e fatta sentire "in mezzo", arrivare così in alto è stata una benedizione.
Carapace ridotto (solo ingombrante come al solito), immancabile ombrello di Murphy che ha fatto valere la sua funzione scaramantica (non ho preso una sola goccia d'acqua, anche quando non ce l'avevo dietro), senza voce e con le scadenze fisse delle gocce per gli occhi (tanti accidenti all'influenza, alla febbre bassa, ai dolori ossei, al profluvio di catarro, alla congiuntivite da profluvio di catarro, ai calazi infetti, alla tosse di trachea ed al muco nasale che secerne sempre e comunque su di noi), scendo dal treno ed avvisto i miei meravigliosi ospiti, Fiordisogno ed HandyMan, che dovevano essere appena arrivati e mi hanno accolta con un abbraccio immenso e mille feste.
Il viaggio in macchina alla volta del paese e del cantiere aperto che è sempre più casa loro (sono i primi coetanei che vedo che si stanno costruendo dal nulla una casa. Sul serio. Ed anche se è una casa molto inizio-secolo-scorso, per non dire retrò, è una gran bella casa, con la "scala musicale - ogni gradino fa un suono leggermente diverso nello scendere - e meravigliosi soffitti a mansarda con le travature in legno a vista) è stato incredibilmente breve. Appoggio le mie cose nella camera che inauguro come "stanza degli ospiti numero uno" (e che ha un colore che sulla carta doveva essere rosa cipria, invece aveva una tonalità più rosa frutti di bosco, e comunque era terribilmente rosa), e vado a cena a casa della madre di lui, subito a fianco, dove la splendida donna ed ottima cuoca aveva preparato gli gnocchi alla romana (e tutti erano preoccupatissimi perché venivo da Roma e chissà quante volte li avevo mangiati, quando essendo più di tradizione culinaria del sud italia e figlia di una Squala estremamente pigra in cucina non li mangio praticamente mai...). Strasazia e morta di sonno, ammiro le arpe di Fiordisogno (bellissime arpe celtiche che lei non tocca più da tre anni, per n vicende), chiacchiero fino a decisamente troppo tardi con entrambi, e quindi, salvo interruzioni da tosse, crollo addormentata nella stanza rosa...
Il giorno dopo, mi sveglio un po' prima dell'alba, sempre per il discorso tosse, ed ammiro lo spettacolo dalla finestra sul letto, quindi mi preparo e sbircio il giardino (dove mi arriva una piccola pugnalata in forma di Paulonia...); quando sento che anche loro sono svegli e pronti, partiamo alla volta della colazione (abbondantissima e con lo zampino della sopracitata madre), quindi partiamo alla volta di boschi e scorci cittadini. Trottiamo come dei pazzisenza un futuro (ed in effetti ho davvero poco tempo), nonostante HandyMan abbia la schiena letteralmente a pezzi (spondilolistesi) e Fiordisogno un ciclo devastante da 1600mg di antidolorifico (in confronto a loro, il mio chiudermi l'indice nella porta dell'Ipogeo celtico è niente, anche se ancora mi fa male...).
Dopo un pranzo che avrebbe steso un reggimento (ma non noi, orgogliosi cultori dei lardominali), una cospicua caccia alle ghiande germogliate (conclusasi con un totale di 27 ghiande e 2 ippocastani), un aperitivo in un locale con pessima musica e molto casino in quel di Udine, dove però i discorsi si sono fatti seri anche grazie all'aiuto di due bicchieri di bianco e di una tisana, rientriamo a casa e decido che devo continuare a tartassare Fiordisogno per le arpe. Alla fine si convince, a patto che io provi a suonarne una, e mentre lei si tiene la borsa dell'acqua calda sulla pancia ed accorda quella "da studio", io faccio mettere HandyMan giù sul divano e cerco di sistemargli la schiena e la gamba.
Dopo un po', incominciano a suonare le prime note, magari esitanti, ma non da inesperienza, quanto da arrugginimento. Suona da spartito tre variazioni di un pezzo bretone, "Mna na Eireann" ed un altro pezzo che conosco ma di cui ora non ricordo il nome, con me che fischietto sotto perché non riesco a cantare. Quindi è il mio turno, e faccio una lezione accelerata (del tipo "un mese in 20 minuti), senza riuscire a mettere bene le mani, ma facendo delle scale passabili e prendendo confidenza con le note dello strumento, al punto da cimentarmi in un pizzicato d'indice sull'intro di "Etrezomp ni Kelted" e, una volta capito il funzionamento delle chiavette tonali, provare a fare l'intro di "Lucy in the Sky with Diamonds".
In parole povere, mi affeziono all'arpa, e ricevo un bel po' di complimenti, ed il suggerimento - o meglio, la ferma certezza, visto che a breve mi arriveranno via posta due manuali per autodidatta, e che mi è stato detto "La prossima volta che sali, porta la tua arpa, così facciamo un duetto!" - di cominciare a studiare anche questa... e, dirò, l'idea mi solletica...
Fatta anche l'ultima sera troppo tardi, ci ritiriamo a letto; ed io passo una nottata orribile passeggiando tra camera e bagno per eliminare i grumi di catarro, e finisco per rimandare la sveglia di 20 minuti solo per riposarmi un po' di più...
Quindi, sveglia ben prima dell'alba, preparazione e colazione, partenza alla volta della stazione (dove arriviamo coi primi raggi di sole), un saluto che è quasi un non volersi salutare e la promessa di piantare le mie ghiande e di tornare presto (ovviamente con l'arpa). E di nuovo cinque ore di viaggio, fortunatamente da sola in un posto da quattro, leggendo un po', sonnecchiando ed andando in bagno decisamente tanto.
Ed adesso, finito di piantare le ghiande nei vasetti (un paio d'anni qui, quelle che sopravviveranno, quindi dritte nel boisco dietro casa), a riaggiornarmi su quello che è successo nel corso della mia fuga, che orse è stata solo un modo per tirare il fiato.
Tante volte hoi scritto il mio disagio, per trovare la risoluzione a muovermi. Invece stavolta il disagio ha vinto su tutto... e partendo da qui, da questo spazio, il silenzio era l'arma migliore.
Silenzio, ed un buon paio di cesoie.
Ho scelto di sfrondare un po' di rapporti. In particolare uno, che mi ha lasciato una brutta sensazione, di recente, rovinando con poche frasi mal piazzate dei bei ricordi.
Le persone vengono e vanno, ed in certi casi è meglio che vadano via alla svelta.
Oggi, per uno di quegli inevitabili casi della vita, mi sono ritrovata a passare per l'Asylum.
Eggià. Dopo tanti anni.
Ero stupita di come, se lasciavo andare il mio corpo senza starci a ragionare sopra, ritrovavo le strade. Ho rivisto Darth Relator (sempre più "casco integrale integrato", ma di nuovo c'è che decanta la mia tesi come fosse oro colato, e giura di averci creduto da sempre... falso come una moneta a tre facce...) e Sgt Pepper (con cui ho intavolato una simpatica conversazione in inglese, tagliando fuori tutti gli altri medici che assistevano); ho incrociato un altro paio di terapisti, e mi sono sorpresa nel vedere che mi riconoscevano ancora, anche se c'è da dire che sono cambiata ben poco da allora (ho i capelli più rossi e notevolmente più lunghi, ma se li raccolgo non lo vede nessuno...).
Pure l'Asylum era grossomodo lo stesso... salvo dettagli, tipo le palme dove ho visto i pappagalli le prime volte (pensando di avere le allucinazioni, estate maledetta...), che erano state abbattute, le porte di uno degli ingressi chiuse, la Morgue spostata, la villa romana abbandonata a se stessa e piena di erbacce...
E' stato strano, estraniante, un po' come pensare che fosse di nuovo come allora ed al tempo tesso essere consapevole del fatto che ormai sono fuori da quel giro.
Darth Relator mi raccontava che Atropo è finalmente andata in pensione, ed ora è Lachesi al suo posto... e che, al posto del vecchio presidente (che si disinteressava abbastanza della facoltà), ora ci sono due miei vecchi professori molto in gamba a coprire il ruolo di presidente e vice, quindi sta funzionando meglio...
Io mi sono dovuta fare le ossa, mentreadesso sembra strutturata in maniera più ragionevole... ma è stato piacevole, e buffo, vedere quanto il tempo non cambi niente e cambi davvero tutto :)
Ebbene sì, sta per ricominciare un nuovo anno di Danza!!!!!!!! ^^
Tecnicamente sarebbe iniziato giovedì scorso, ma visto che sembravo ancora un raffreddore col cimurro su due gambe (non so se come definizione rende...), sono solo andata a vedere.
Immaginatevi la tortura, tutte che danzano ed io come una scema con la tosse a guardare ed a togliermi dalla corrente...
Comunque, stasera torno a lezione (e stavolta danzo anch'io, pure se ho ancora la tosse - ma a dire il vero è tutto allenamento per il flutter ^^); poi ci sarà la novità dell'anno, ovvero le lezioni anche di sabato, attaccate a casa mia (quando potrò seguirle perché non altrimenti impegnata, mi si troverà a danzeggiare ^^).
Questo sabato vedrà pure me e Tribalista alle prese con l'esercito dei pagani... vediamo se sopravviveremo!!!!! ^^
Insomma, lanciate i vostri zagharid, Kurandera tornerà a scuotere il mondo a colpi di shimmy!!!! :D
Giornata di fine estate (quantomeno, io sento l'autunno incombente - e la cosa mi piace).
Amici in ferie, e/o impegnati.
Nulla da fare.
Queste sono le condizioni base per cui certa gente va a bruciare cassonetti o boschi, o a fare altre cavolate simili.
Io mi faccio un cartello con la scritta "Free Hugs", e vado in centro.
Da sola.
Sì, sono una pazza furiosa, e una sottospecie di hippie. Va bene così.
Cominciamo dalla metro? Beh, faccio una volata gi per le scale, perché sento il mio mezzo arrivare, e dietro di me c'è un signore che condivide la volata. Saliamo subito prima che si chiudano le porte, e gli rivolgo un sorriso, del tipo "ce l'abbiamo fatta!". Lui mi sottide a sua volta, indica il cartello e chiede "May I take a picture?". A quel punto il cartello viene notato anche da una coppia di filippini, che cominciano a ridacchiare, a sorridermi e mi chiedono quanto sono alta... e ricevo dei complimenti anche da una signora italiana...
Mi trovo una strada piena di gente, e comincio a percorrerla. Cerco di capire come muovermi, intanto rallentare il passo (cosa difficile per me, abituata a marciare, ma devo permettere a tutti di raggiungermi, o quantomeno di capire cosa succede), sorrido a tutti fino a sentire male alla faccia, se qualcuno mostra interesse mollo un lato del cartello ed allargo le braccia, o chiedo se vogliano un abbraccio.
Poi, decido che è meglio mettersi fermi in un punto, e mi trovo un angolino ventilato ed all'ombra.
Ho diviso la gente che passava in tre categorie. La più grande era quella del "vorrei ma non posso": sorridentissimi, bendisposti a fotografare, ma se chiedevo facevano la faccia rassegnata. Poi c'era la categoria del "che bello, abbracciamoci tutti!", che sembrava non vedere l'ora (ed hanno anche cercato di darmi dei soldi...); infine, quelli che cambiavano l'espressione in negativo, ed in cui un po' faccio rientrare anche quelli che commentavano "ma che stronzata!".
Qualcuno mi ha chiesto perché lo facevo. Inevitabilmente, la mia risposta era piuttosto zuccherosa, ma come faccio a spiegare a certa gente che è una reazione alla mancanza di umanità, al bosco bruciato, al fatto che abbiamo più rapporto con tablet ed iphones che con le persone?
Una ragazza mi ha sorpresa. Aveva l'aria nervosissima, e camminava con un passo molto simile al mio quando sono di fretta, non credevo si sarebbe mai fermata... invece è tornata indietro ed ha detto "Io ho bisogno di un abbraccio... mi hanno appena rubato la bicicletta!". Ecco, anche solo una persona così valeva la mattinata.
Purtroppo, è stata solo questo, una mattinata. Si sono avvicinati dei carabinieri, credo, che mi hanno fatto un bel po' di domande (ed, ovviamente, l'unica idiota che si porta dietro i cristalli ma non la carta d'identità è la vostra Kura...). Quindi è arrivata un altro tipo di guardia a dirmi che senza autorizzazione non potevo fare niente, e quindi dovevo andarmene. In effetti aveva detto anche che non lo potevo fare neanche camminando, ed in effetti ho fatto finta di niente, per questa seconda parte, e dopo un po' ho ripreso il cartello e l'andatura da lumaca... ma un po' mi ha guastato quella che sarebbe stata una bellissima giornata.
Ovvio, potevo essere una malintenzionata... ma se non lo fossi stata?
Insomma... voglio riprovarci. Ma prima mi dovrò informare su queste cose dei permessi. Non vorrei finire schedata, anche se mi sa che stavolta già qualche dato è stato inviato (per degli abbracci, poi!!!)
Casini nel trovare l'equipaggiamento. Fisicata che prima mi presta sacco a pelo tenda e zaino, poi mi presta solo il sacco a pelo. Un'altra amica (Holbytla) che mi rimedia lo zaino (da qui in avanti verrà chiamato Gedeone, perché, come ha detto la proprietaria, "fa rima con zainone"). AiLund mi presta la tenda (una 2 secondi, con l'avvertenza "aprirla è facile, il difficile è richiuderla!"). Io che speravo di infilare la tenda dentro Gedeone, mi sono ritrovata con una cosa delle dimensioni di un hula hoop...
Mansioni. Mi sono offerta subito a Menestrello, l'amico che mi ha invitata, come conciaossa del gruppo. Inoltre, ho avuto la mansione di cucire dei teli per fare la copertura di un gazebo (cosa che poi non serviva più, ma con i teli cuciti abbiamo fatto un parasole laterale estremamente salvifico), e di procurare un paio di meloni e della frutta in genere, cosa accuratamente fatta subito dopo aver ritirato la tenda.
Mentre spiegavo ad una mia zia come sarei andata, la Squala si è improvvisamente svegliata ed ha cominciato a rompere le scatole, per più motivi senz'altro validi, ma con modalità (il suo classico "attacco a raffica con aggiunte irragionevolezze random") per le modalità di viaggio. Mi dovevo alzare verso le 4.30, prendere il treno a Termini per Valmontone alle 6.02, e da lì partire alla volta dell'altopiano umbromarchisciano, per dirlo come i locali. Quindi svegliarmi presto per fare la strada lunga. Ma avevo già preso accordi con Menestrello ed i suoi amici, inoltre vista la mole di roba (meloni inclusi) viaggiare in treno era uno stress. Di conseguenza, ha continuato ad attaccarmi a più riprese, anche su cose effettivamente utili (tipo, ero stata avvertita della quasi totale assenza di alberi, quindi ho portato creme solari ed ombrellino, e volevo portare anche gel d'aloe e olio di calendula. Saputolo, ha cominciato a dire "Perché, accendete dei fuochi?". K"Accenderanno dei fuochi, e ci sarà il barbecue, ma lo faccio per il sole...". S"Ah, non serve! Non dovete accendere il fuoco, punto e basta!". K"Squala, ci sarà il sole forte, mi porto la crema solare, ma non sono sicura che basti". S"Niente fuochi, così non vi scottate!!". K"...").
Sopravvissuta a tutto questo, arriva il Day One. Sveglia alle 4.30? Illusa. Alle 3.59 ero ad occhi spalancati. Incomincio a prepararmi, convinta che passerò la giornata in coma. Alle 5.10 sono alla fermata dell'autobus,carica di Gedeone (molto pieno di telo di teli) tenda e borsa frigorifera, semidigiuna perché a quell'ora lo stomaco si rifiutava di accogliere cibo, ed incazzata come pochi per l'ultimo attacco a raffica di una Squala che speravo fosse nel mondo dei sogni ed invece era fin troppo lucida (e che mi ha fatto fare una serie di azioni stupide, tipo scordare i succhi di frutta e fare un giro in più con le mani piene di bottigliette d'acqua gelata). Provo a chiamare Menestrello, non risponde dopo qualche squillo e penso che sia in coma, comincio a meditare se chiamare un taxi per arrivare a Termini in tempo, quando arriva il bus notturno (mai preso prima un notturno alle prime luci dell'alba...). Arrivo alla metro che è aperta da pochissimo e prendo il primo mezzo partito, quindi arrivo nel mio personalissimo incubo, chiedo un po' di informazioni sul binario, e scopro che il treno non era alle 6.02 ma alle 6.22. Ok, poco male. Richiamo Menestrello, che stavolta mi risponde (pure se col grado di lucidità di un'ameba sotto antibiotici), mi faccio dire quante fermate sono, al momento dell'annuncio scopro che nono di meno, rimpiango di non aver preso un libro, ed alle 7.02 sono a Valmontone. Richiamo Menestrello, che mi dice qualcosda del tipo "Tra 10 minuti sarò lì", ne approfitto per andare in bagno (meglio evitare di fare viaggi lunghi con la vescica piena), e dopo circa 10 minuti di attesa in un'ombra e frescura benedetta arriva una macchina con sopra un tipo che non conosco, mi si accosta e chiede "Tu sei l'amica di menestrello? Piacere, sono Tuinaista, e sono in ritardo, mi uccideranno!". In pratica Tuinaista doveva venire nel pomeriggio, ma all'ultimo (cosa che ho scoperto essere molto da lui) aveva cambiato idea, muovendosi in ogni caso in ritardo (cfr. punto prima). Ci ingegnamo per infilare Gedeone nel bagagliaio e la tenda sul sedile posteriore, mentre la borsa frigo finisce davanti tra le mie gambe, e cominciamo a fare dei giri per me totalmente incomprensibili per recuperare Menestrello ed un altro ragazzo del gruppo, ed incontrare altre tre persone che avrebbero viaggiato in un'altra macchina. Ok, tra assestamenti di bagaglio, caffè, sigarette, Menestrello che smania "Oh, ragazzi, dovevamo partire alle , 'sta poveraccia è in piedi dalle 4!!", verso le 8 ci mettiamo in marcia.
Il viaggio merita due parole a parte. Intanto, la scelta musicale. Inizialmente, Tuinaista ci ha rotto le... ehmmm... deliziato con un mix di musica scozzese (cornamuse con un pessimo arrangiamento sintetico, che lui si ostinava a definire "musica celtica"...) e pezzi metal, quindi si è imposto Menestrello, ed abbiamo spaziato tra gli Amon Amarth, un gruppo mongolo di nome Altanurag, e delle cover di Crosby Stills Nash e Young rifatte col banjo.
In più abbiamo scoperto degli usi alternativi per la tenda, visto che è stata tra le scatole di Menestrello per tutto il viaggio, ed è stata nel giro di 3 ore di macchina 1) tavolo da disegno per terminare lo stendardo dell'accampamento valmontonese, ovvero il famosissimo - per loro, io ci ho stretto amicizia in questi due giorni... - Labicano (Penta, ti sarebbe piaciuto!!! E' una sorta di gladiatore...); 2) Tamburo per sottolineare le percussioni; 3) copertina tonda insulsa da viaggio.
Tra indicazioni vaghe del TomTom, bellissimi boschi sventrati come solito da idiotissimi umani, cave di qualsivoglia materiale calcareo, luuuuuuuuunghi campi e qualche tarallo, siamo arrivati in loco. E che loco!!!!! Io, con zero esperienze del genere, ero sbalordita. Certo, c'era la grossa seccatura che altri due ragazzi del gruppo, che erano lì dalla mattina e dovevano montare il gazebo, avevano preferito andare a comprare la carne... comunque, siamo arrivati vivi e vegeti. Ed ovviamente, mentre ero in fila alle casse, sento "Kura!!!! Ueh, Kura!!!". Chi poteva essere, se non il Russo in kilt (non chiedetemi perché, so perfettamente che lo porta alla scozzese... e pure con molto orgoglio, anche se poi fa mille manovre per sedersi...), che mi ha dato il primo - ma non l'unico - benvenuto a Montelago. Nella fattispecie, ho incontrato ben 4 persone che conoscevo. Ed i miei nuovi amici ad una certa mi hanno chiesto "Ma conosci tutti?!? Stai sempre a salutare qualcuno!!!!" (al che ho realizzato che la mia vita sociale non è più straridotta come appena 2 anni fa...). Nel frattempo, nella testa mi parte An Dro (tenete presente questo dettaglio).
Arriviamo sulla spianata del campeggio, un sole che spacca le pietre ed il mio ombrellino che diventa l'oggetto più ambito del gruppo. Qualche giro per scaricare, e nel rattempo arrivano gli altri due ragazzi e cominciamo subito a montare il gazebo. E lì scopro che il mio telo di teli non serve più, abbiamo un telo plasticoso verde militare a terra, ed uno plasticoso che fissiamo in alto con pali e tiranti. Issiamo lo stemma del Labicano (in un impeto di orgoglio valmontanese, e per l'aiuto ad issarlo ed assicurarlo al bastone vengo dichiarata cittadina onoraria anch'io), e ci dedichiamo all'apertura delle tende ed al pranzo. Che ho comunque lo stomaco chiuso, e mangio un po' così, di controvoglia, senza neanche toccare la torta di compleanno di Tuinaista. Il tutto canticchiando An Dro.
Mi faccio prestare i picchetti per la tenda, perché nel mio equipaggiamento non ci sono, mollo Gedeone e la borsa all'interno, ed armata solo di macchina fotografica, ombrellino e qualche euro parto alla scoperta del nuovo territorio, facendo subito l'acquisto di una bellissima coroncina-cerchietto fatta a mano (da una ragazza che mi ricordava troppo Bodhisattva, e che si è fatta promettere che le manderò delle foto con la coroncina bloccata da qualche intreccio dei miei) e di qualche regalo per i rimasti qui, faccio un salto al pub, dove stavano gli altri per sentire un gruppo, e rincontro il Russo con un suo amico VikingLover (il quale si presta a farsi fare un paio di trecce col pizzetto). Parlo al Russo di An Dro, che continua ad imperversarmi nella testa, e lui un po' mi prende in giro (canticchiando sul motivo "Non se ne andrà mai più via, non te la leverai più"), poi mi insegna a ballarci sopra (An Dro in realtà è un ritmo bretone in 4 tempi, che si balla in fila tenendosi per i mignoli, anche con una certa facilità, solo che dopo tre minuti ti stufi ed il pezzo non è ancora finito - adesso posso dire di aver capito perché il Russo dichiara di odiare le bretoni... comunque, attacchiamo l'AnDroeria anche ad un'altra ragazza del gruppo, Ricciolina, che diventerà la mia compagna di AnDroate). Anche qui canticchiando An Dro ad nauseam, nonostante dei tentativi per liberarmene.
Passeggiando lungamente, oltre a prendere vari pensierini, scovo anche Il Banco, ovvero uno stand di pietre dove - ovviamente per chi mi conosce - stringo amicizia con i proprietari e comincio a passare un bel po' di tempo... però, in effetti, tutte le persone che ho incontrato lì, con un'unica eccezione, hanno voluto stringere amicizia con me, e mi hanno definita adorabile, colta, simpatica, intelligente, mentalmente aperta, positiva e chi più ne ha più ne metta (sto ancora smaltrendo l'effetto fragola...). Il tutto canticchiando An Dro.
Il pezzo forte del festival dovevano essere i concerti... ovviamente ho sentito i Beltaine, quelli che mi interessavano di più, solo di sfuggita (...), invece ho sentito da sotto il palco un gruppo romano con un irlandese (non mi hanno detto molto), un gruppo molto etnic fusion (...peggio che andà de notte, peraltro in un pezzo c'erano due danzatrici del ventre, e lo scrivo con la minuscola perché era puro cabaret... blah!!!!!), quindi sono andata a dormire (perdendomi bellamente nel campeggio, perché chi ci aveva pensato a portarsi una torcia?!? Vai a pensare che in un campeggio è buio - e che ci sono dei fossi a cui non presti minimam,ente attenzione di giorno, accidenti!!), ma è stata una bella speranza... intanto, la temperatura era passata dai 40 gradi del giorno a 16 con un bel po' di umidità (per fortuna avevo avuto il vezzo di portarmi il mantello di velluto...), e nonostante i vestiti la felpa il sacco a pelo ed il mantello sopra tutto avevo i piedi gelati (e, quando mi giravo, pure mezzo corpo, visto che non riuscivo a gestire il mantello...); inoltre, i concerti sono durati fino alle 3 e spicci, e gli ultimi due gruppi avevano sonorità decisamente heavy a mio giudizio (soprattutto l'ultimo, che continuava ad annunciare "l'ultimo pezzo"... l'avrà annunciato tipo 7 volte...), ed anche quando il concerto è finito la gente ha continuato ad urlare e schiamazzare per almeno un'altra ora... ho avuto più volte un crampo (lo sto ancora smaltendo...), e verso le 5.30, ovvero un'ora prima della sveglia prevista, ero di nuovo ad occhi spalancati, e ne ho approfittato per vestirmi ed acconciarmi con calma, intrecciando i lacci della coroncina ai capelli. Nel frattempo, ricomincio a pensare ad An Dro.
Uscita dalla tenda, sono stata benedetta dalla visione del primo calore del sole che trasformava l'umidità della notte in vapore (come la sera prima il campeggio era avvolto dai fumi del barbecue, quella mattina era avvolto da una sorta di mistica bruma in salsa rosa), e maledetta dalla visita ai bagni chimici prima che andassero a pulirli (ma o quello, o mi scoppiava la vescica). Ho mangiato la colazione con i più mattinieri del gruppo, canticchiando An Dro tra me e me (e sconvolgendoli perché non ho preso né caffè né latte, ma solo biscotti e frutta), quindi sono partita per l'ennesimo giro. Al momento del rientro già faceva troppo caldo, e già erano tutti svegli. Ho sistemato un po' di trecce (alla mansione di conciaossa si era aggiunta quella di acconciatrice ufficiale, con specializzazione in fishtail braids, le più gettonate), ho cominciato a preparare il bagaglio (lasciando loro frutta - tra cui i meloni, toccati solo quel giorno e di cui uno immangiabile - ed il telo di teli, quindi alleggerendo Gedeone non poco oltre a compattare il tutto), ho fatto asciugare il sotto della tenda e mi sono fatta aiutare a piegarla, e sono partita per l'ennesimo giro, per salutare tutte le persone che avevo conosciuto in quel giorno-e-notte e con cui avevo stretto amicizia. Nonostante mi sia data al canto libero di qualunque cosa, An Dro ritorna sempre.
Dopo l'ultima AnDroata con Ricciolina, l'omaggio al Labicano (con tanto di foto sotto allo stendardo), la mansione di continuare a cantare An Dro affidata a tutto il gruppo, e la richiesta di bere una bottiglietta d'acqua in mio onore all'ultimo concerto, mi sono fatta accompagnare da Menestrello alla corriera che mi avrebbe accompagnata a Foligno, da dove avrei preso il treno per rientrare a Roma. Ed il fatto che alla fine abbia avuto un momento di defaillance nel cantare An Dro perché la memorizzassero mi ha fatto capire che avevo chiuso quel cerchio. Neanche la tipa in abito fantasy con cui ho chiacchierato tutto il tempo sul pulmino, che stava lì per vendere i biglietti, ha reso così tanto l'idea di chiusura, né è riuscita a togliermi quel senso di malinconia.
Sul rientro in treno taccio, essendo esso stato lungo et periglioso.
Insomma. Di montelago mi è rimasto un meraviglioso ricordo, e la voglia di riprovare, con più calma, l'anno prossimo.
Visto che io buona e tranquilla non mi so stare, e visto che il Russo (che peraltro ormai non è più fonte di tormento ma un nuovo fratello adottivo) mi ha dato un'idea geniale, adesso sto progettando nuovi danni :)
In pratica, avete presente il grande parco dove ho fatto Soldato Jane, quello enorme che si estende fino alla Cassia e che amo così tanto?
Sarebbe perfetto, salvo un dettaglio.
Beh, ho deciso che quel dettaglio si può creare.
Se siete curiosi, miei scarsissimi lettori, lo specificherò nei commenti. Se no non lo metto qui, altrimenti mi immagino qualcuno a chiamare la neuro.
Però, so che si può fare. Ho fiducia. E soprattutto
Cos'è questa storia che ti sdilinquisci dietro gli occhi azzurri di un ragazzo (mezzo)russo?
Ok, è un altro amante dell'Isola Verde, studia balli irlandesi, parla un po' troppe lingue (laureato in giapponese?? E cos'è 'sta storia del sanscrito che è come un buon vino????), è simpatico, intelligente, profondo, un altro mezzo misticheggiante...
Ma sai cosa prova?
Falling, yes I am falling, and he keeps calling me back again...
Nuovo fotografo, nuovo stile (che non è né ATS né ITS né Tribal Fusion, ma non è neanche Danza del Ventre classica... con l'altra Bellymaniac parlavamo di chiamarlo NTBF, ovvero Nuraluce Tribal Bellydance Fusion...), tanta passione, e si vocifera di un pezzo al saggio del 20 giugno (saggio della scuola, ma tant'è), e di uno spettacolo in data e luogo da verificarsi... Quindi, dal punto di vista della danza, è tutto OK :)
Per quello che riguarda il resto... ci sono talmente tante cose da dire, e talmente tanto assurde, incasinate ed incredibili, che forse è meglio se non parlo...