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martedì 6 gennaio 2015

Luna boscosa

Avevo scelto di vivere su Hoth.
 
Era stato troppo di tutto. Troppa umiliazione, troppa denigrazione, troppe prese in giro di quanto provavo, delle mie emozioni. Quindi, meglio congelare tutto, meglio anestetizzare di ghiaccio e neve.
 
Meglio dimenticarsi che il cuore batte.
 
Poi, mi sono ritrovata sulla luna boscosa di Endor. All'improvviso, in modo imprevisto.
Risveglio dei sensi, senz'altro. Ma se parlavo, rispondeva solo la mia voce. Non c'era nessun altro con me, neanche un Ewok. Luna boscosa, ma sembrava morta.
 
Era meglio, indubbiamente. Ma non ce la facevo più. Ho cercato di resistere, poi ho desiderato di nuovo Hoth ed il suo ghiaccio. Ho desiderato trasformare la luna di Endor in Hoth.
 
Ma la neve non prendeva.
 
Ed ora, in questa terra di alberi, c'è una voce che non è la mia.
Non mi voglio sbilanciare, già lo sto facendo troppo.
Ma forse... forse...
...non sono più sola...

lunedì 1 dicembre 2014

"Dovresti scrivere un blog!"

E' inevitabile.
 
 
Quando parlo bisogna cavarmi i concetti di bocca; mettetemi davanti ad un foglio, o ad uno schermo, e divento una grafomane.
 
 
Non dico di essere brava a scrivere; però mi piace. E ci sono determinati argomenti che mi tirano fuori autentiche elegie, o pesantissimi "j'accuse".
 
 
Scrivere, quindi, scrivo. Anche racconti, se serve. Infatti, è dall'ultima influenza che ho una storia in ballo, con la maggior parte dei miei amici infilati come personaggi in un mondo passabilmente realistico che si ritrova fuso con il fantasy. Mi levo dei sassolini dalle scarpe, e cerco di far ridere, anche se sono mesi che non scrivo perché le immagini che ho in testa sono ai limiti dell'indescrivibile, quantomeno per me.
 
 
Ma ogni tanto mi esce fuori qualche pezzo un po' più articolato dei miei soliti indovinelli su Faccialibro. Ed il risultato è che ieri Gabe, il ragazzo di Tribalista, mi ha detto "Dovresti scrivere un blog!".
 
 
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...l'unica era indirizzarlo qui...

lunedì 4 agosto 2014

VALERIOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! (Valerio è qui)

Sì. Anche quest'anno, Montelago.
 
 
Questo è stato l'anno delle defezioni, del "mi prendo due giorni per vedere com'è" e poi scoprire che la marea di gentaglia che lo invade mi ha fatto perdere un po' la voglia, del terreno in puro stile Woodstock, della mia prima vera tenda e di come montarla... ma andiamo per ordine.
 
 
Tanto per cominciare, niente sveglia allucinante. Non passando per Valmontone, non ho sentito il bisogno di fare le 4.30 come l'anno scorso. Comunque, sveglia presto, colazione lampo, gestione incasinata delle cose come mio solito, i viejos che mi scortano a Termini ('un sia mai che sparisco per strada), io che ricordo di avere il treno alle 7.45 e poi realizzo, guardando di nuovo il biglietto, che era alle 9.35, quindi faccio un salto da Borri per prendere l'ennesimo libro di Terry Pratchett (una piccola guida curata come un'enciclopedia alfabetica a Discworld), e tra quello e le cuffie con la musica del mio cellulare (sempre più tacchino farcito)riesco a far passare il tempo, ridendo come un'idiota, finché non arriva finalmente l'annuncio del binario e posso salire in treno (e qui si conferma che Murphy ce l'ha con me, perché davanti a me si siede una signora piccolina che si fa l'intero viaggio comodamente spaparanzata, rendendomi impossibile lo stendere le gambe...).
 
Appuntamento alla stazione di Foligno con la Zirlatrice, una ragazza fantastica conosciuta al Full Moon (che chiamerò così perché è in grado di zirlare come un grillo, non chiedetemi come fa), e viaggio in navetta, condividendo musica e discorsi (abbiamo parlato tantissimo, in questi due giorni...), quindi arrivo a Montelago con luuuuuuuunga passeggiata attraverso il campo - strada fangosa in modo incredibile, impossibile che la navetta potesse praticarla), facciamo un pezzo di strada con una riservatissima ragazza del nord con i capelli in parte tinti blu elettrico e la compostela sullo zaino, quindi entriamo nell'accampamento. Qui ci separiamo, io più o meno seguita da una ragazza che poi diventerà la mia ombra (dal fichissimo nome fantasy ma totalmente priva di spirito di iniziativa, e che quindi si appoggia totalmente a noi, specie a me... U_U), la Zirlatrice verso i suoi amici, seguita a ruota dalla ragazza della compostela (che si appoggerà al loro campo, ma con più spirito di iniziativa individuale).
 
 
Trovare il resto della compagnia del Labicano è un'impresa, ma alla fine ci riesco. Solo, tra le varie pozzanghere e fango, mi bagno le scarpe (sono andata coi sandali... pessima, pessima idea...), il piede comincia a slittarci dentro che è un piacere, quindi li levo e comincio a girare scalza, diventando in pochissimo tempo l'immagine degli Hobbit quando girano per Mordor (Xiuh, tu approverai, avendomi sempre detto che sono un Hobbit un po' troppo cresciuto ;) ). Arrivata comunque al punto dell'accampamento, gioisco nel vedere che quest'anno siamo attrezzati con un gazebo...
 
 
Mentre Sportsy mi aiuta a montare la tenda (quella ragazza vive di attività, ed è stata non solo un aiuto stravalido, ma anche un genio nello spiegarmi l'how to in maniera semplicissima), si monta lo stendardo (quello famoso, disegnato lo scorso anno dal Menestrello che quest'anno non c'è), e si comincia a provvedere al pranzo, pranzo cui si appoggia la suddetta ragazza-ombra (che, ci racconta, doveva venire con degli amici che poi le hanno dato buca... l'abbiamo invitata per compassione e spirito di solidarietà, ma dopo un po' che parlava me ne sono pentita...). Quindi, giro per il mercato, il Mortimer's Pub, ascoltiamo musica e rivediamo un po' di gente (tra cui il fotostalker dello scorso anno, cosa che mi fa un po' irrigidire, ma per fortuna non pare notarmi, forse perché ho messo le orecchie da elfo...), e lì noto una cosa: se c'è musica folk io ho voglia di ballare comunque, mentre i Labicanensi aspettano la notte... di conseguenza, io cerco qualcuno con cui ballare - e finisco per farlo fuori dalla tenda con Zirlatrice, entrambe scalze (cosa che si rivelerà essere una pessima idea...), mentre loro rimangono seduti tranquilli (salvo Sportsy che mi svela il mondo del pogo seduto...).
Ok, ammettiamolo, non mi sono fatta questo Montelago per la musica.


La gente mi vede e mi fotografa. Un ragazzo filma me e Zirlatrice che balliamo (e ci fa ripetere la sequenza più volte, perché se devo fare qualcosa sul serio mi impapero e scivolo sulla guazza). Riprendo contatti con alcuni dei bancarellai, che ho conosciuto e si ricordano di me con affetto (specie i signori delle pietre... adorabili!!!!). Incontriamo barbari e soggetti strani-ma-divertenti, parliamo con tutti, sorridiamo per il solo piacere di farlo (cosa che, la sera, mi ha tirato dietro un ragazzino ciucco perso che mi si è appiccicato per ballare e non sapevo più come sbolognare...).


Ho sentito però la mancanza del Russo, di Wolfen e della Lupacchiotta (meno di Shadow. Che ci fosse o meno, mi sono resa conto, mi lascia indifferente). Mi è mancato Menestrello, e lo spirito di comunità che riusciva a creare (io sono una misantropa assurda, ma ci tengo a fare in modo che il gruppo capisca che comunque ci sono...).


Sono rimasta in giro fino a sera tardi, ballando un po' con Sportsy e con Butterfly, una meravigliosa persona, quindi ho deciso di tornare in tenda per provare a dormire un po'. Illusa. A parte il casino del concerto, la gente aveva deciso (ed in certi casi lo dichiarava anche esplicitamente, con tanto di coro da stadio) che "a Montelago non si deve dormire". Di conseguenza urli, schiamazzi, "Valeriooooooooooo" vari; placato questo, alle 4.30 qualcuno si è fatto una bella suonata al djembe (e giuro, chiunque fosse lo avrei ucciso, pure se era bravo - e lo era parecchio...); e, per finire, il pianto disperato di un bambino. A quel punto, totalmente insonne, ho deciso di prepararmi per affrontare il nuovo giorno... (di buono c'è stato il fatto che la nuova tenda teneva l'umidità molto meglio della "3 secondi" dell'anno scorso, e che il sacco a pelo invernale più la protezione in cotone cucita chissà quanto tempo fa da farmor hanno fornito il giusto grado di calore per affrontare la notte serenamente - è vero, ho avuto i crampi comunque, ma sono dipesi dall'impossibilità di muovermi più che da altro. Adesso mi serve solo un materassino decente)


Vestita, più o meno lavata - le salviettine umidificate servono, ma non sono totipotenti -, mangiato parte del pacchetto di Grancereale ed un po' di mandorle, rimesse le orecchie da elfo, ho preso di petto la giornata nel modo migliore. Girando per il mercatino.
Quindi, mi sono fatta prendere da un attacco di treccite. E dato che ero venuta a Montelago anche con l'idea di fare trecce ad offerta libera (totalmente libera per le trecce semplici, a partire da 3€ per quelle con i nastri), ho intrecciato i capelli di Butterfly subito dopo pranzo e, resistendo strenuamente alla tentazione di dormire, ho cercato i ragazzi del Gerbillo per fare trecce anche lì.


Inizialmente, mercatino moscio - ho fatto una treccia alla fidanzata del mitico Bodhranista -, quindi ho fatto l'ennesimo giro per il mercatino vero, poi, con l'aiuto di Zirlatrice, la cosa ha preso piede e mi sono ritrovata a fare lavori interessanti (senz'altro il più bello proprio su Zirlatrice, una finta crown braid con nastro a tracciare un pentacolo). Quindi, persa l'accensione dei fuochi - cosa che mi è dispiaciuta - e la danza del ventre - cosa che non mi è dispiaciuta troppo -, sono andata a procacciarmi la cena, di nuovo in giro per il mercatino, quindi in tenda a parlare con Zirlatrice fino alle 3 e rotti (ed abbiamo deciso di andare in Irlanda insieme).
Una volta partita lei, ho provato di nuovo a dormire, con più successo del giorno prima anche se comunque col sonno disturbato dai vari casini e concerti (ad un certo punto, quando già stava facendo chiaro, mi sono svegliata di soprassalto pensando che stesse suonando la sveglia; invece era musica mandata a basso volume dal palco - da lì la decisione che, in ogni caso, al prossimo Montelago niente sveglia con le cornamuse, troppo confondibile).


Svegliata comunque troppo presto, dopo aver deciso di bypassare la colazione ed aver compiuto un po' di abluzioni rimandate per troppo tempo, ho smontato quanto più rapidamente la tenda e fatto il mio bagaglio (il tempo sembrava minacciare molto), ho chiesto a Red, venuto anche lui, uno strappo fino a Foligno (lui invece me l'ha offerto fino a casa... caro ragazzo!!!), ho salutato la sola Butterfly, unica ad essersi svegliata (e che ho allarmato con le mie previsioni metereologiche, che in seguito ho scoperto essere totalmente infondate), e sono partita, carica di cose nuove, un sacco di fango, sonno, tagli sotto ai piedi (ed una spina che stava facendo infezione... ouch!!!!), ma anche divertimento e voglia di riprovare ancora.


E senz'altro, Valerio era con noi.


mercoledì 19 marzo 2014

Land of confusion

E qui, le cose si complicano...
 
 
Quasi una settimana senza tutore, ed ancora il braccio molto rigido, ma vabbè.
 
 
Più che altro, il fronte sentimentale...
 
 
Ok. Niente Russo, stavolta, se non come comparsa. Perché lo scorso anno, in quel di Montelago, mi ha fatto conoscere alcuni suoi amici. Tra questi, Wolfen (cui mi è toccato mettere qualche pezza, ogni tanto, visto che sembra la versione maschile di "It's oh so quet" di Bjork, ed è quasi imbarazzante...), e Shadow. Con entrambi ho stretto amicizia anch'io, ed è stato buffo perché il Russo, all'epoca, mi aveva detto che avevo fatto colpo su di entrambi (meritandosi la mia migliore espressione da trota salmonata)...
 
 
Ultimamente, capita di sentirci tramite chat con Shadow, che ho soprannominato così perché mi ricorda, anche tanto, l'omonimo protagonista di American Gods (mi ricorda anche Falcon di City Hunter, ma Shadow rende meglio... e se non lo avete mai letto, LEGGETELO. L'autore è Neil Gaiman). E' un ragazzo colto e con una certa sensibilità, piuttosto frustrato dalla vita in un paese minuscolo del sud, dove viene discriminato per una serie di motivi. Parlare serve abbastanza ad entrambi, in effetti. Ed ha un modo bizzarro di quasi corteggiarmi.
 
 
Solo che, l'ultima volta, il suo corteggiamento si è fatto un po' più chiaro, del tipo "non posso più fare finta di niente". Ne abbiamo parlato, pro e contro, su e giù.
E' un amico, lo sento come tale. Ho la testa ancora altrove - in diversi "altrove", in effetti, non ultimo il braccio. Non so cosa pensare.
 
 
Vediamo cosa succederà...

domenica 16 febbraio 2014

Escape

Scappare viene considerato poco dignitoso.
 
 
In genere, chi fugge lo fa con la coscienza sporca, in modo privo di dignità, e normalmente è braccato.
 
 
Io sono fuggita dai miei pensieri, andandomi a rifugiare, per il brevissimo tempo di due notti ed un solo giorno pieno, in un paesino sperduto del Friuli, dove vive una delle Coppie Perfette che conosco.
 
 
(ovviamente i miei saliscendi d'umore degli ultimi tempi hanno tutto a che vedere con questa mia fuga... ma una via d'uscita che ti viene proposta da persone amiche è sempre benedetta)
 
 
Dopo cinque lunghissime ore di treno, trascorse quasi tutte in compgnia di una famiglia marocchina composta da madre e due figlie (una bambina, una ragazzina) che non trovavano requie e mi hanno fatta spostare, interrompere la lettura, mi hanno usata come tramite e fatta sentire "in mezzo", arrivare così in alto è stata una benedizione.
 
 
Carapace ridotto (solo ingombrante come al solito), immancabile ombrello di Murphy che ha fatto valere la sua funzione scaramantica (non ho preso una sola goccia d'acqua, anche quando non ce l'avevo dietro), senza voce e con le scadenze fisse delle gocce per gli occhi (tanti accidenti all'influenza, alla febbre bassa, ai dolori ossei, al profluvio di catarro, alla congiuntivite da profluvio di catarro, ai calazi infetti, alla tosse di trachea ed al muco nasale che secerne sempre e comunque su di noi), scendo dal treno ed avvisto i miei meravigliosi ospiti, Fiordisogno ed HandyMan, che dovevano essere appena arrivati e mi hanno accolta con un abbraccio immenso e mille feste.
Il viaggio in macchina alla volta del paese e del cantiere aperto che è sempre più casa loro (sono i primi coetanei che vedo che si stanno costruendo dal nulla una casa. Sul serio. Ed anche se è una casa molto inizio-secolo-scorso, per non dire retrò, è una gran bella casa, con la "scala musicale - ogni gradino fa un suono leggermente diverso nello scendere - e meravigliosi soffitti a mansarda con le travature in legno a vista) è stato incredibilmente breve. Appoggio le mie cose nella camera che inauguro come "stanza degli ospiti numero uno" (e che ha un colore che sulla carta doveva essere rosa cipria, invece aveva una tonalità più rosa frutti di bosco, e comunque era terribilmente rosa), e vado a cena a casa della madre di lui, subito a fianco, dove la splendida donna ed ottima cuoca aveva preparato gli gnocchi alla romana (e tutti erano preoccupatissimi perché venivo da Roma e chissà quante volte li avevo mangiati, quando essendo più di tradizione culinaria del sud italia e figlia di una Squala estremamente pigra in cucina non li mangio praticamente mai...). Strasazia e morta di sonno, ammiro le arpe di Fiordisogno (bellissime arpe celtiche che lei non tocca più da tre anni, per n vicende), chiacchiero fino a decisamente troppo tardi con entrambi, e quindi, salvo interruzioni da tosse, crollo addormentata nella stanza rosa...
 
 
Il giorno dopo, mi sveglio un po' prima dell'alba, sempre per il discorso tosse, ed ammiro lo spettacolo dalla finestra sul letto, quindi mi preparo e sbircio il giardino (dove mi arriva una piccola pugnalata in forma di Paulonia...); quando sento che anche loro sono svegli e pronti, partiamo alla volta della colazione (abbondantissima e con lo zampino della sopracitata madre), quindi partiamo alla volta di boschi e scorci cittadini. Trottiamo come dei pazzisenza un futuro (ed in effetti ho davvero poco tempo), nonostante HandyMan abbia la schiena letteralmente a pezzi (spondilolistesi) e Fiordisogno un ciclo devastante da 1600mg di antidolorifico (in confronto a loro, il mio chiudermi l'indice nella porta dell'Ipogeo celtico è niente, anche se ancora mi fa male...).
Dopo un pranzo che avrebbe steso un reggimento (ma non noi, orgogliosi cultori dei lardominali), una cospicua caccia alle ghiande germogliate (conclusasi con un totale di 27 ghiande e 2 ippocastani), un aperitivo in un locale con pessima musica e molto casino in quel di Udine, dove però i discorsi si sono fatti seri anche grazie all'aiuto di due bicchieri di bianco e di una tisana, rientriamo a casa e decido che devo continuare a tartassare Fiordisogno per le arpe. Alla fine si convince, a patto che io provi a suonarne una, e mentre lei si tiene la borsa dell'acqua calda sulla pancia ed accorda quella "da studio", io faccio mettere HandyMan giù sul divano e cerco di sistemargli la schiena e la gamba.
 
 
Dopo un po', incominciano a suonare le prime note, magari esitanti, ma non da inesperienza, quanto da arrugginimento. Suona da spartito tre variazioni di un pezzo bretone, "Mna na Eireann" ed un altro pezzo che conosco ma di cui ora non ricordo il nome, con me che fischietto sotto perché non riesco a cantare. Quindi è il mio turno, e faccio una lezione accelerata (del tipo "un mese in 20 minuti), senza riuscire a mettere bene le mani, ma facendo delle scale passabili e prendendo confidenza con le note dello strumento, al punto da cimentarmi in un pizzicato d'indice sull'intro di "Etrezomp ni Kelted" e, una volta capito il funzionamento delle chiavette tonali, provare a fare l'intro di "Lucy in the Sky with Diamonds".
In parole povere, mi affeziono all'arpa, e ricevo un bel po' di complimenti, ed il suggerimento - o meglio, la ferma certezza, visto che a breve mi arriveranno via posta due manuali per autodidatta, e che mi è stato detto "La prossima volta che sali, porta la tua arpa, così facciamo un duetto!" - di cominciare a studiare anche questa... e, dirò, l'idea mi solletica...
 
 
Fatta anche l'ultima sera troppo tardi, ci ritiriamo a letto; ed io passo una nottata orribile passeggiando tra camera e bagno per eliminare i grumi di catarro, e finisco per rimandare la sveglia di 20 minuti solo per riposarmi un po' di più...
 
 
Quindi, sveglia ben prima dell'alba, preparazione e colazione, partenza alla volta della stazione (dove arriviamo coi primi raggi di sole), un saluto che è quasi un non volersi salutare e la promessa di piantare le mie ghiande e di tornare presto (ovviamente con l'arpa). E di nuovo cinque ore di viaggio, fortunatamente da sola in un posto da quattro, leggendo un po', sonnecchiando ed andando in bagno decisamente tanto.
 
 
Ed adesso, finito di piantare le ghiande nei vasetti (un paio d'anni qui, quelle che sopravviveranno, quindi dritte nel boisco dietro casa), a riaggiornarmi su quello che è successo nel corso della mia fuga, che orse è stata solo un modo per tirare il fiato.

martedì 7 gennaio 2014

Ouch!

E così.
 
 
Cominciare a preparare il pranzo presto, perché tanto una corda di violino in confronto a me è molla.
 
 
E la Squala che rompe le scatole perché lei avrebbe fatto qualcosa di più sbrigativo (ma sto cucinando io... se voleva, poteva rientrare prima e farlo lei), e deve uscire presto (mavà? E a che ora? La mia stessa ora? Interessante...), e che non ha la mia falcata (mavà numero due...), e non le piace uscire col boccoe in bocca (mavà numero tre, ma ci si abitua a tutto...) ed altre simili amenità, quando io avevo la testa nettamente altrove; e si è riscossa solo per dirmi che avevo un'aria preoccupata, ma le è bastata una mezza cavolata per calmarsi (genitori: quando sono distratti, e quando sono distraibili).
 
 
Ovviamente, ero troppo tesa... quindi, quando siamo uscite ed è arrivato l'autobus, io ho lasciato che lo prendesse e sono andata a piedi. Ed ovviamente, visto che io ho una falcata umana, ho preso il treno prima del previsto. L'appuntamento alle 15 è stato quindi alle 14.40...
 
 
Il Russo (sì, ok, è sempre lui, ed io sono un'idiota) si era svegliato tardi, ed io gli offrivo una scusante per muoversi ed uscire... solo che, arrivata in stazione, mi sono resa conto di non poter stare ferma causa gambe di gelatina quindi, appurato che lui non era ancora arrivato, mi sono incamminata nella maniera più lenta possibile verso casa sua (arrivando a farmi superare da una signora filippina che parlava al cellulare... U_U).
 
 
Quasi sotto casa sua è comparso; ed ovviamente, sapendo il mio stato d'animo, la prima cosa che ha detto è stata "Non scappare!". Non so che colore avessi, in effetti. Ma ridere mi ha aiutata un po'.
 
 
Siamo andati, camminando lentamente, verso un parco qualunque, uno di quelli un po' squallidi, abbandonati a loro stessi ed ai graffitari, e lì, dopo la classica caccia alla panchina "pulita", lui ha aperto il suo regalo della befana ("Good Omens", libro d'obbligo), ed io ho letto la risposta scritta alla mia lettera (ebbene sì, dopo essere stata definita una nuova Jane Austen o l'ennesima sorella Bronte, ho ricevuto una risposta scritta).
 
 
Ouch.
 
 
Dalle prime righe.
 
 
Cortese, ma fermo. Gentile, ma diretto. Sincero, assolutamente.
 
 
Anche qui, non so di che colore sono diventata. Ed anche qui, mi ha salvata la risata finale, garantita da una sua battuta sulla mia cacografia (mi piacerebbe scrivere bene... e, a parte tutto, ho realizzato che il mio corsivo è come la Salsapariglia asperis, con i viticci, spinoso, e con le lettere simili alle foglie in germoglio...).
 
 
In pratica, mi vuole bene, ma non "quel tipo" di bene. E' un amico. Non può essere altro.
 
 
Rimpiango di aver complicato le cose in un momento di difese abbassate dal sonno, sperando che la sua sbronza e la memoria da pesce-rosso-stile-Dory-di-Nemo mi aiutassero (cosa che regolarmente non è successa...).
 
 
Quindi, tanto camminare e tanto parlare, specie da parte sua. Da parte mia, un momento in cui di nuovo mi è mancata la terra sotto i piedi, e un po' di corsa, dopo avergli mollato borsa e sacca di danza, fregandomene della ghiaia del fango del rischio di cadere e di cosa poteva pensare la gente.
 
 
Sinceri e diretti. Rispettosi dello stato d'animo altrui. alvo le lacrime che si rifiutavano di uscire.
 
 
Mi ha accompagnata di nuovo alla stazione del treno, io non pronta per una facciata da tenere al lavoro, lui che non sapeva cosa dire. Ho bloccato la porta con la gamba, poi ho capito che non c'era più tempo, e sono salita.
 
 
Ho scritto a chi sentivo di dover avvertire, ho cercato ancora una volta di piangere, sono scesa alla fermata ed andata un momento alla valle dell'Inferno, ho parlato via telefono con Crowley per troppo tempo, cosa che comunque mi ha aiutata per la mia facciata di "brava ragazza sempre allegra", ho fatto il mio dovere, mi sono incamminata a Danza con le prime lacrime che finalmente avevano trovato la direzione giusta, quindi ho parlato e pianto al telefono con Xiuh, facendo prendere un accidente alle mie amiche di Danza, e solo a lezione, massacrandoci con i movimenti in salita e discesa, sono riuscita di nuovo a sorridere.
 
 
L'orgoglio sarà la parte facile. E' una vita che più o meno ci scendo a patti, e ok, ormai so che valgo, e valgo davvero molto, un po' me lo ha scritto anche lui. La parte difficile sarà andare in quella parte di me dove questo sentimento è cresciuto, e mettermi lì con calma a sradicarlo tutto, perché non ne rimangano tracce, neanche il minimo dei germogli.
 
 
Allora potrò tornare ad essere un'amica.

venerdì 1 novembre 2013

Mission: Accomplished!!!!

Come lasciato intuire alcuni post fa, ho avuto un'esibizione di Danza.
 
 
Dorilys ha aperto un locale, faceva la serata di Hallowe'en, e mi aveva chiesto se volevo chiedere a Fabiana ed alle altre di danzare per l'occasione.Io glie l'ho chiesto, ma per non saper né leggere né scrivere, le ho detto "se poi decidessero di non farlo, in caso danzo solo io!!!".
 
 
Ovviamente, Fabiana ha avuto i suoi impegni - e ci sta preparando in ogni caso per un'esibizione che avremo a brevissimo; di conseguenza, io ho tenuto questo impegno da sola.
 
 
E l'ho gestito piuttosto male, da un certo punto di vista, perché in un mese di tempo che avevo per prepararmi, ho sfruttato sì e no solo gli ultimi giorni per provare qualcosa sulle musiche che avevo scelto (ovviamente, essendo io pazza come pochi, mi sono andata ad impelagare con "Gaia" dei Faun - che è ancora abbastanza semplice - e "Kali Basa" dei Vas - che invece è molto intensa e tostissima...). Fino all'ultimo Dorilys mi ha detto "è una cosa che ho tenuto molto sottotono, non lo sa nessuno, quindi se ti può far stare più tranquilla puoi non danzare...". Dolcissima lei...
 
 
Essì. Perché ovviamente l'altroieri ho avuto dei veri e propri attacchi di palpitazioni, che si sono calmati soltanto chiamando il Russo (prontamente ribattezzato "valeriana bipede", visto l'effetto calmante che ha su di me...); neanche gli esercizi fatti con MrCoach mi stavano aiutando...
Ieri è andata un pochino meglio... a tratti mi riprendevano le palpitazioni; i viejos mi vedevano fare lunghi sospiri, e stavano lì lì per prendermi a ceffoni, poi Barbapapà ha avuto la genialata di farmi cantare "Stairway to Heaven", da lì siamo passati a "Wooden ships", ed a "My generation". Ad un certo punto mi ha abbracciata, dicendomi che era orgoglioso di me e di AiLund (ed io mi stavo commuovendo...). Quando ho cominciato a scendere agli Inferi per prepararmi, comunque, mi è venuto dietro per dirmi "C'è solo una cosa che non mi piace, mi hai rubato la musica!!!!".
Ho cominciato a ridere così forte da rischiare di addobbarmi per le scale...
 
 
Ero attrezzata in questo modo: top-choli di maglina nera con maniche ampie ed aperte, gonna nera da Danza del Ventre classica più gonna da ATS nera e viola presa in prestito, cinta afghana, gioielli serpentosi (ciondolo, orecchini e bracciale), aggiunta alla frangia, treccia di kanekalon, ed un paio di aculei di istrice da mettere in testa; e trucco stradarkettoso. Tutte le cose, più forcine a iosa, struccante e dischetti di cotone, fissante per il trucco (che poi non ho usato), scarpette (anche quelle rimaste inutilizzate, sono state infilate nella sacca di danza, che ha già cominciato a mostrare segni di cedimento. Quindi, dopo aver fatto una finta partenza, essermi ricordata di non aver preso la macchina fotografica, essere tornata precipitosamente indietro, ed essere riuscita facendomi guardare strano da un tizio per strada (ma tanto in quartiere mi sa che è già noto che sono pazza...), sono andata a prendere i vari treno-e-metropolitana, alla volta del locale.
 
 
Dorilys non c'era ancora, in compenso c'era l'altra ragazza nonché coproprietaria del locale, che avevo conosciuto in occasione del photoshooting di Afrodite (lei aveva fatto Persefone). Abbiamo chiacchierato un po', ho visto i quadri che erano in esposizione (opere molto belle ed inquietantissime di una ragazza, fatte con acquerelli e china), ho accolto Dorilys e l'ho aiutata a mettere dei drappi di tulle neri al muro ("tanto a te basta lo sgabello...!"), ho aspettato che venisse un po' più di gente (tra cui il Russo e la Hobbit - attesa vana), mi sono truccata senza vestirmi, quindi, su richiesta di un'avventrice del locale che conosco e che sapeva, mi sono cambiata e sono partita...
 
 
Beh, l'emozione c'era ed era fortissima, pure perché non mi sentivo pronta, e lo spazio non era proprio il massimo, specie negli spostamenti laterali (sarei dovuta andare solo avanti-indietro e sulle diagonali... a parte il fatto che ho fatto qualche passo anche sullo zerbino...); ma ad un certo punto non mi è importato più. Ero lì, sentivo la musica più che vedere le persone, e danzavo. Dorilys mi ha fatto un bel po' di foto con la mia macchienetta, e neanche me ne sono accorta, ero solo vagamente consapevole che Persefone mi stava filmando col tablet (o quello che era...).
Nella pausa tra un pezzo e l'altro ho rischiato di deconcentrarmi, perché nel silenzio assoluto (non un applauso, non un fiato...), ho sentito una notoria canzoncina Irish, indice del fatto che qualcuno mi stava chiamando... mi stava venendo da ridere - ma non l'ho fatto. In compenso dopo ho visto chi era, anche se non ce n'era il bisogno, immagino l'abbiate capito pure voi ;)
Alla fine fine di tutto, hanno timidamente applaudito; mi hanno fatto i complimenti, mi hanno fatto notare che mi tremavano le mani, mi hanno detto che il secondo pezzo (quello dei Vas) era più che una semplice danza...
 
 
Sono rimasta vestita in choli e gonne fino a poco prima di andare via, quando mi sono struccata (non è il caso di girare in metro con l'aria da darkettona...) e rivestita "civile"... un po' alle persone è dispiaciuto...
 
 
Ho fatto qualcosa di nuovo: danzatre da sola, improvvisando, davanti ad un pubblico di estranei o quasi... ed è stata una bella esperienza - anche se dopo avevo una fame assurda!!!!!
 
 


martedì 24 settembre 2013

Follia

Una proposta, lanciata al volo da Dorilys, la ragazza che mi aveva trasformata in una surreale Afrodite.
 
 
La follia di dire "ci provo!".
 
 
I mille dubbi. Lo faccio, non lo faccio? Per il momento, glie l'ho lanciato così. Credo di potermi tirare indietro, se lo faccio per tempo.
 
 
Però poi mi rimarrebbe il rimpianto di non aver provato.
 
 
Insomma, pura follia. Ma a me piace essere un po' folle, ogni tanto ^^
 
 


domenica 4 agosto 2013

Montelago

Ovvero, del festival celtico di agosto secondo K.
 
 
Casini nel trovare l'equipaggiamento. Fisicata che prima mi presta sacco a pelo tenda e zaino, poi mi presta solo il sacco a pelo. Un'altra amica (Holbytla) che mi rimedia lo zaino (da qui in avanti verrà chiamato Gedeone, perché, come ha detto la proprietaria, "fa rima con zainone"). AiLund mi presta la tenda (una 2 secondi, con l'avvertenza "aprirla è facile, il difficile è richiuderla!"). Io che speravo di infilare la tenda dentro Gedeone, mi sono ritrovata con una cosa delle dimensioni di un hula hoop...
 
 
Mansioni. Mi sono offerta subito a Menestrello, l'amico che mi ha invitata, come conciaossa del gruppo. Inoltre, ho avuto la mansione di cucire dei teli per fare la copertura di un gazebo (cosa che poi non serviva più, ma con i teli cuciti abbiamo fatto un parasole laterale estremamente salvifico), e di procurare un paio di meloni e della frutta in genere, cosa accuratamente fatta subito dopo aver ritirato la tenda.
 
 
Mentre spiegavo ad una mia zia come sarei andata, la Squala si è improvvisamente svegliata ed ha cominciato a rompere le scatole, per più motivi senz'altro validi, ma con modalità (il suo classico "attacco a raffica con aggiunte irragionevolezze random") per le modalità di viaggio. Mi dovevo alzare verso le 4.30, prendere il treno a Termini per Valmontone alle 6.02, e da lì partire alla volta dell'altopiano umbromarchisciano, per dirlo come i locali. Quindi svegliarmi presto per fare la strada lunga. Ma avevo già preso accordi con Menestrello ed i suoi amici, inoltre vista la mole di roba (meloni inclusi) viaggiare in treno era uno stress. Di conseguenza, ha continuato ad attaccarmi a più riprese, anche su cose effettivamente utili (tipo, ero stata avvertita della quasi totale assenza di alberi, quindi ho portato creme solari ed ombrellino, e volevo portare anche gel d'aloe e olio di calendula. Saputolo, ha cominciato a dire "Perché, accendete dei fuochi?". K"Accenderanno dei fuochi, e ci sarà il barbecue, ma lo faccio per il sole...". S"Ah, non serve! Non dovete accendere il fuoco, punto e basta!". K"Squala, ci sarà il sole forte, mi porto la crema solare, ma non sono sicura che basti". S"Niente fuochi, così non vi scottate!!". K"...").
 
 
Sopravvissuta a tutto questo, arriva il Day One. Sveglia alle 4.30? Illusa. Alle 3.59 ero ad occhi spalancati. Incomincio a prepararmi, convinta che passerò la giornata in coma. Alle 5.10 sono alla fermata dell'autobus,carica di Gedeone (molto pieno di telo di teli) tenda e borsa frigorifera, semidigiuna perché a quell'ora lo stomaco si rifiutava di accogliere cibo, ed incazzata come pochi per l'ultimo attacco a raffica di una Squala che speravo fosse nel mondo dei sogni ed invece era fin troppo lucida (e che mi ha fatto fare una serie di azioni stupide, tipo scordare i succhi di frutta e fare un giro in più con le mani piene di bottigliette d'acqua gelata). Provo a chiamare Menestrello, non risponde dopo qualche squillo e penso che sia in coma, comincio a meditare se chiamare un taxi per arrivare a Termini in tempo, quando arriva il bus notturno (mai preso prima un notturno alle prime luci dell'alba...). Arrivo alla metro che è aperta da pochissimo e prendo il primo mezzo partito, quindi arrivo nel mio personalissimo incubo, chiedo un po' di informazioni sul binario, e scopro che il treno non era alle 6.02 ma alle 6.22. Ok, poco male. Richiamo Menestrello, che stavolta mi risponde (pure se col grado di lucidità di un'ameba sotto antibiotici), mi faccio dire quante fermate sono, al momento dell'annuncio scopro che nono di meno, rimpiango di non aver preso un libro, ed alle 7.02 sono a Valmontone. Richiamo Menestrello, che mi dice qualcosda del tipo "Tra 10 minuti sarò lì", ne approfitto per andare in bagno (meglio evitare di fare viaggi lunghi con la vescica piena), e dopo circa 10 minuti di attesa in un'ombra e frescura benedetta arriva una macchina con sopra un tipo che non conosco, mi si accosta e chiede "Tu sei l'amica di menestrello? Piacere, sono Tuinaista, e sono in ritardo, mi uccideranno!". In pratica Tuinaista doveva venire nel pomeriggio, ma all'ultimo (cosa che ho scoperto essere molto da lui) aveva cambiato idea, muovendosi in ogni caso in ritardo (cfr. punto prima). Ci ingegnamo per infilare Gedeone nel bagagliaio e la tenda sul sedile posteriore, mentre la borsa frigo finisce davanti tra le mie gambe, e cominciamo a fare dei giri per me totalmente incomprensibili per recuperare Menestrello ed un altro ragazzo del gruppo, ed incontrare altre tre persone che avrebbero viaggiato in un'altra macchina. Ok, tra assestamenti di bagaglio, caffè, sigarette, Menestrello che smania "Oh, ragazzi, dovevamo partire alle , 'sta poveraccia è in piedi dalle 4!!", verso le 8 ci mettiamo in marcia.
 
 
Il viaggio merita due parole a parte. Intanto, la scelta musicale. Inizialmente, Tuinaista ci ha rotto le... ehmmm... deliziato con un mix di musica scozzese (cornamuse con un pessimo arrangiamento sintetico, che lui si ostinava a definire "musica celtica"...) e pezzi metal, quindi si è imposto Menestrello, ed abbiamo spaziato tra gli Amon Amarth, un gruppo mongolo di nome Altanurag, e delle cover di Crosby Stills Nash e Young rifatte col banjo.
In più abbiamo scoperto degli usi alternativi per la tenda, visto che è stata tra le scatole di Menestrello per tutto il viaggio, ed è stata nel giro di 3 ore di macchina 1) tavolo da disegno per terminare lo stendardo dell'accampamento valmontonese, ovvero il famosissimo - per loro, io ci ho stretto amicizia in questi due giorni... - Labicano (Penta, ti sarebbe piaciuto!!! E' una sorta di gladiatore...); 2) Tamburo per sottolineare le percussioni; 3) copertina tonda insulsa da viaggio.
Tra indicazioni vaghe del TomTom, bellissimi boschi sventrati come solito da idiotissimi umani, cave di qualsivoglia materiale calcareo, luuuuuuuuunghi campi e qualche tarallo, siamo arrivati in loco. E che loco!!!!! Io, con zero esperienze del genere, ero sbalordita. Certo, c'era la grossa seccatura che altri due ragazzi del gruppo, che erano lì dalla mattina e dovevano montare il gazebo, avevano preferito andare a comprare la carne... comunque, siamo arrivati vivi e vegeti. Ed ovviamente, mentre ero in fila alle casse, sento "Kura!!!! Ueh, Kura!!!". Chi poteva essere, se non il Russo in kilt (non chiedetemi perché, so perfettamente che lo porta alla scozzese... e pure con molto orgoglio, anche se poi fa mille manovre per sedersi...), che mi ha dato il primo - ma non l'unico - benvenuto a Montelago. Nella fattispecie, ho incontrato ben 4 persone che conoscevo. Ed i miei nuovi amici ad una certa mi hanno chiesto "Ma conosci tutti?!? Stai sempre a salutare qualcuno!!!!" (al che ho realizzato che la mia vita sociale non è più straridotta come appena 2 anni fa...). Nel frattempo, nella testa mi parte An Dro (tenete presente questo dettaglio).
 
 
Arriviamo sulla spianata del campeggio, un sole che spacca le pietre ed il mio ombrellino che diventa l'oggetto più ambito del gruppo. Qualche giro per scaricare, e nel rattempo arrivano gli altri due ragazzi e cominciamo subito a montare il gazebo. E lì scopro che il mio telo di teli non serve più, abbiamo un telo plasticoso verde militare a terra, ed uno plasticoso che fissiamo in alto con pali e tiranti. Issiamo lo stemma del Labicano (in un impeto di orgoglio valmontanese, e per l'aiuto ad issarlo ed assicurarlo al bastone vengo dichiarata cittadina onoraria anch'io), e ci dedichiamo all'apertura delle tende ed al pranzo. Che ho comunque lo stomaco chiuso, e mangio un po' così, di controvoglia, senza neanche toccare la torta di compleanno di Tuinaista. Il tutto canticchiando An Dro.
 
 
Mi faccio prestare i picchetti per la tenda, perché nel mio equipaggiamento non ci sono, mollo Gedeone e la borsa all'interno, ed armata solo di macchina fotografica, ombrellino e qualche euro parto alla scoperta del nuovo territorio, facendo subito l'acquisto di una bellissima coroncina-cerchietto fatta a mano (da una ragazza che mi ricordava troppo Bodhisattva, e che si è fatta promettere che le manderò delle foto con la coroncina bloccata da qualche intreccio dei miei) e di qualche regalo per i rimasti qui, faccio un salto al pub, dove stavano gli altri per sentire un gruppo, e rincontro il Russo con un suo amico VikingLover (il quale si presta a farsi fare un paio di trecce col pizzetto). Parlo al Russo di An Dro, che continua ad imperversarmi nella testa, e lui un po' mi prende in giro (canticchiando sul motivo "Non se ne andrà mai più via, non te la leverai più"), poi mi insegna a ballarci sopra (An Dro in realtà è un ritmo bretone in 4 tempi, che si balla in fila tenendosi per i mignoli, anche con una certa facilità, solo che dopo tre minuti ti stufi ed il pezzo non è ancora finito - adesso posso dire di aver capito perché il Russo dichiara di odiare le bretoni... comunque, attacchiamo l'AnDroeria anche ad un'altra ragazza del gruppo, Ricciolina, che diventerà la mia compagna di AnDroate). Anche qui canticchiando An Dro ad nauseam, nonostante dei tentativi per liberarmene.
 
 
Passeggiando lungamente, oltre a prendere vari pensierini, scovo anche Il Banco, ovvero uno stand di pietre dove - ovviamente per chi mi conosce - stringo amicizia con i proprietari e comincio a passare un bel po' di tempo... però, in effetti, tutte le persone che ho incontrato lì, con un'unica eccezione, hanno voluto stringere amicizia con me, e mi hanno definita adorabile, colta, simpatica, intelligente, mentalmente aperta, positiva e chi più ne ha più ne metta (sto ancora smaltrendo l'effetto fragola...). Il tutto canticchiando An Dro.
 
 
Il pezzo forte del festival dovevano essere i concerti... ovviamente ho sentito i Beltaine, quelli che mi interessavano di più, solo di sfuggita (...), invece ho sentito da sotto il palco un gruppo romano con un irlandese (non mi hanno detto molto), un gruppo molto etnic fusion (...peggio che andà de notte, peraltro in un pezzo c'erano due danzatrici del ventre, e lo scrivo con la minuscola perché era puro cabaret... blah!!!!!), quindi sono andata a dormire (perdendomi bellamente nel campeggio, perché chi ci aveva pensato a portarsi una torcia?!? Vai a pensare che in un campeggio è buio - e che ci sono dei fossi a cui non presti minimam,ente attenzione di giorno, accidenti!!), ma è stata una bella speranza... intanto, la temperatura era passata dai 40 gradi del giorno a 16 con un bel po' di umidità (per fortuna avevo avuto il vezzo di portarmi il mantello di velluto...), e nonostante i vestiti la felpa il sacco a pelo ed il mantello sopra tutto avevo i piedi gelati (e, quando mi giravo, pure mezzo corpo, visto che non riuscivo a gestire il mantello...); inoltre, i concerti sono durati fino alle 3 e spicci, e gli ultimi due gruppi avevano sonorità decisamente heavy a mio giudizio (soprattutto l'ultimo, che continuava ad annunciare "l'ultimo pezzo"... l'avrà annunciato tipo 7 volte...), ed anche quando il concerto è finito la gente ha continuato ad urlare e schiamazzare per almeno un'altra ora... ho avuto più volte un crampo (lo sto ancora smaltendo...), e verso le 5.30, ovvero un'ora prima della sveglia prevista, ero di nuovo ad occhi spalancati, e ne ho approfittato per vestirmi ed acconciarmi con calma, intrecciando i lacci della coroncina ai capelli. Nel frattempo, ricomincio a pensare ad An Dro.
 
 
Uscita dalla tenda, sono stata benedetta dalla visione del primo calore del sole che trasformava l'umidità della notte in vapore (come la sera prima il campeggio era avvolto dai fumi del barbecue, quella mattina era avvolto da una sorta di mistica bruma in salsa rosa), e maledetta dalla visita ai bagni chimici prima che andassero a pulirli (ma o quello, o mi scoppiava la vescica). Ho mangiato la colazione con i più mattinieri del gruppo, canticchiando An Dro tra me e me (e sconvolgendoli perché non ho preso né caffè né latte, ma solo biscotti e frutta), quindi sono partita per l'ennesimo giro. Al momento del rientro già faceva troppo caldo, e già erano tutti svegli. Ho sistemato un po' di trecce (alla mansione di conciaossa si era aggiunta quella di acconciatrice ufficiale, con specializzazione in fishtail braids, le più gettonate), ho cominciato a preparare il bagaglio (lasciando loro frutta - tra cui i meloni, toccati solo quel giorno e di cui uno immangiabile - ed il telo di teli, quindi alleggerendo Gedeone non poco oltre a compattare il tutto), ho fatto asciugare il sotto della tenda e mi sono fatta aiutare a piegarla, e sono partita per l'ennesimo giro, per salutare tutte le persone che avevo conosciuto in quel giorno-e-notte e con cui avevo stretto amicizia. Nonostante mi sia data al canto libero di qualunque cosa, An Dro ritorna sempre.
 
 
Dopo l'ultima AnDroata con Ricciolina, l'omaggio al Labicano (con tanto di foto sotto allo stendardo), la mansione di continuare a cantare An Dro affidata a tutto il gruppo, e la richiesta di bere una bottiglietta d'acqua in mio onore all'ultimo concerto, mi sono fatta accompagnare da Menestrello alla corriera che mi avrebbe accompagnata a Foligno, da dove avrei preso il treno per rientrare a Roma. Ed il fatto che alla fine abbia avuto un momento di defaillance nel cantare An Dro perché la memorizzassero mi ha fatto capire che avevo chiuso quel cerchio. Neanche la tipa in abito fantasy con cui ho chiacchierato tutto il tempo sul pulmino, che stava lì per vendere i biglietti, ha reso così tanto l'idea di chiusura, né è riuscita a togliermi quel senso di malinconia.
 
 
Sul rientro in treno taccio, essendo esso stato lungo et periglioso.
 
 
Insomma. Di montelago mi è rimasto un meraviglioso ricordo, e la voglia di riprovare, con più calma, l'anno prossimo.
E, ovviamente, An Dro.
 
 
 


venerdì 26 aprile 2013



Questo qui per dire che ieri il Cerchio è stato meraviglioso, e l'Eclissi, pure se parziale, ancora di più.


Abbiamo lavorato con un gruppo grande, poi con un gruppo ristretto abbiamo danzato e ululato ed abbiamo fatto le matte/sacerdotesse.


Mi piace, così.

venerdì 22 marzo 2013

Mezzo pieno, mezzo vuoto...

Il mondo si divide in due categorie di persone: quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno, e quelli che lo vedono mezzo vuoto.
 
 
Detesto questo modo di dire. Sia perché è mostruosamente generalista, come tutti quelli che dividono le persone per categorie, sia perché non tiene di conto del fatto che si possono avere momenti di ottimismo e momenti di pessimismo ad ondate nella vita.
Io, che mi ritengo di base un'ottimista, ho tentato il suicidio, anni fa... giusto per chiarire il concetto.
 
 
Inoltre, 'sta storia del bicchiere non mi ha mai convinta. Ed approfittando del botta-e-risposta fatto sui commenti di Gianluca Snoopy sul suo blog, ho deciso di spiegare la mia filosofia di vita con una storiellina, totalmente inventata ma esplicativa.
 
 
Due fratelli sedevano a tavola. Uno raccontava all'altro di quanto tutto gli andasse storto: problemi sul lavoro, economici, sentimentali, era circondato da gente inaffidabile e falsa, un disastro su tutta la linea. Alla fine, per chiarire il concetto, indicò il bicchiere davanti a se e disse "Al momento la mia vita è come questo bicchiere, mezzo vuoto".
Il fratello lo ascoltò attentamente; a quest'ultima uscita, afferrò il bicchiere dell'altro, e con un gesto teatrale bevve il contenuto rimasto. L'altro fratello rimase un attimo interdetto a guardarlo, e quando gli fu restituito il bicchiere non riuscì a dire niente, se non esprimendo sconcerto e sorpresa.
Quindi il fratello gli disse "Tutti noi tendiamo sempre a concentrarci sul contenuto del bicchiere, che cos'è, quant'è, finirà o meno. E' un po' come se fossero le nostre azioni quotidiane, impegni e passioni. Ma il bicchiere è la vita. Concentrandoci troppo sul contenuto e sulle sue mancanze, ci dimentichiamo che possiamo dire grazie di essere ancora vivi. Adesso il tuo bicchiere è vuoto, è vero, ma niente può impedirti di riempirlo, anche fino all'orlo, di quello che preferisci".
 
 
Quindi, non mi parlate di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, per favore. La mia risposta sarà sempre e comunque "Lo dimentichi, ma quantomeno hai un bicchiere".

domenica 24 febbraio 2013

Resoconto

Chi è aggiornato sa, o dovrebbe sapere, o avrebbe dovuto sapere ma se l'era scordato, o (ok, la pianto...), che ieri ho festeggiato il mio compleanno.
 
 
Festeggiato, non compiuto, nota per i miei adorati distratti :)
 
 
Questo vuol dire che da venerdì sono stata presa dalla frenesia del pianificare (cosa che, come vedrete più avanti, occlude le menti), e dalla necessità di acquistare l'acquistabile per far stare bene gli ospiti.
 
 
I progetti erano in grande. Ho affittato una sala, ingaggiato un gruppo di musicisti di folk irlandese (inizialmente avevo invitato il percussionista, poi la cosa mi è sfuggita di mano... ma più che volentieri!), ho preso la birra (vedasi post precedente), ho comprato delle patatine speciali che ormai trovi solo se sai dove andare a caparle... robetta così. Ed ho invitato tanta, tanta gente.
 
 
Oggettivamente, alcuni li ho invitati senza grosse speranze, visto che difficilmente avrebbero potuto coprire la distanza che c'era per una festa... altri mi hanno sorpresa, riuscendo ad unire le elezioni alla possibilità di festeggiare (cosa che era in origine voluta, ma è bello che sia stata colta ^^); altri ancora avevano aderito, ma si sono ritrovati per cause di forza maggiore (aka. febbri, problemi familiari etc.) a non poter intervenire, ed a loro va tutta la mia simpatia e la più totale comprensione. Altri ancora non hanno mostrato segni di vita, e per loro in futuro ci sarà solo Gandalf, così imparano! (Uahahahahah, così imparano a farsi vivi, almeno!!!!!!)
 
 
Visto, comunque, che io invito e poi non so mai chi o quanti ci saranno, ho effettivamente cucinato per un esercito, passando tutta la mattinata di sabato (tranne un rapido giro per acquistare le ultime cose, tipo teglie in alluminio e piatti di plastica). Che poi quelle non sarebbero diovute essere le ultime cose, l'ho scoperto solo dopo...
 
 
Il piano era di essere verso le 16 alla sala, sistemare tutto e rendermi presentabilmente mascherata, quindi accogliere i primi ospiti che si sarebbero fatti vivi verso le 17... illusa!!! Ancora non avevo realizzato di essere decisamente fuori tempo massimo... se sono riuscita ad uscire di casa con parte delle cose fatte per portarle alla sala verso le 16.30, è stato solo grazie all'aiuto di Baerbapapà che mi ha fatto da autista, e di AiLund e del Santo che hanno continuato il mio lavoro ai fornelli (forse ha contribuito anche la Squala, ma per quello che mi riguarda ha solo dato direttive già note...). Insomma, in ritardo su tutta la linea, con solo parte della pappatoria pronta eccetera, afferro tutte le buste possibili, carichiamo il tutto in macchina, e ppartiamo alla volta di questo posto che a piedi è in linea retta rispetto a villa Caos, ma che in macchina richiede strani giri per essere raggiunto...
 
 
Al secondo giro di roba, trovo ad aspettarmi una delle ospiti, la mitica Prof (nulla a che vedere con la famosissima Profe di internet, a parte il mestiere), seguita a ruota da Minigeologa, due carissime amiche conquistate nel giro di un paio d'anni, e che si sono dimostrate le persone più pazienti e resistenti della serata. Mi hanno offerto istantaneamente il loro aiuto, e così sono riuscita a vuotare le varie buste di schifezze nelle ciotole ed a prepararmi in un tempo utile per l'arrivo degli ospiti del parentado...
 
 
Inutile stare ad elencare l'ordine di arrivo di tutti, o che TUTTI, cavolo, avessero un regalo per me nonostante avessi scritto che il regalo era la presenza... non si è mai superato il numero di 20 persone, cosa che ha aumentato la forza centrifuga della stanza, colpendo i presenti con una forma di horror pleni conosciuta anche come "sindrome della tappezzeria" (ovvero, farli schiodare dal muro o dalle sedie era mission molto impiumable), però mi sembra che almeno un minimo si fossero assortiti...
 
 
Quando sono arrivati i musici, appena un pelo troppo tardi perché il percussionista (mr Bodhran per l'occasione) potesse salutare Evenstar ed il Vichingo, ho stabilito la mia regola: erano ingaggiati ma anche ospiti, quindi dovevano divertirsi, mangiare e bere come chiunque altro.
 
 
Che le mie capacità organizzative fossero scarse, si è evinto dopo poco. Troppa poca birra, niente acqua (problema risolto meravigliosamente riempiendo le bottiglie del succo di frutta con l'acqua del rubinetto), e continuava a mancare all'appello la bottiglia con la famosa-bibita-frizzante-scura e lo spumante del brindisi. Ma in effetti di questo mi sono preoccupata poco. Perché appena i musici hanno cominciato a suonare, io sono stata posseduta come mio solito (roba che neanche padre Amos), ed ho passato l'intera serata a zompettare come un'idiota, cercando di imitare la Riverdance, un qualunque ballo popolare, il cancan, o forse un misto di tutti e tre, il tutto pressoché digiuna (il nervosismo mi ha fatto diventare lo stomaco una prugna secca già dal pranzo), e quasi senz'acqua.
 
 
Sono riuscita a trascinare nel ballo volenti o meno, ho cercato di insegnare (???) i passi a chiunque capitasse a tiro, ho rischiato di addobbarmi almeno una cinquantina di volte, e salvo un piccolo incidente che ha coinvolto me e Taekwondoka, in cui lui ha pestato la mia pantofola, facendomi rovinare al suolo e lui sopra di me (in una posizione che, vista al termine e da statica avrebbe sollevato non pochi dubbi...), è andato tutto molto, molto bene, almeno nella mia ottica. Ho anche cantato un po', e trascinato AiLund a cantare per un paio di pezzi, ricevendo pure un sacco di complimenti credo totalmente ingiustificati.
 
 
Alla fine, stemati, sudati (almeno, io mi sarei dovuta ficcare in centrifuga...), dopo una piccola discussione sul prezzo della musica (volevo dare più di quanto mi avessero chiesto, perché sono amici, bravissimi, se l'erano meritato ed il prezzo pattuito era decisamente ridicolo... ma l'hanno avuta vinta loro), dopo che non ho alzato un dito per sistemare né niente, siamo tornati a casa carichi peggio dei re Magi... e lì, appoggiata sul baule, c'era la busta con lo spumante e la famosa-bibita!!!!!
 
 
Tanto per concludere degnamente, ho passato la notte in uno stato di ipereccitazione e con la pancia che borgogliava dalla fame... ma questa serata è valsa ogni secondo che l'ha composta!
 
 
Visto che so che passeranno di qui, un ringrazziamento ipersuperultramegaforte a Xiuh ed a Qualcuno, ad AiLund ed al Santo, ad Erbalista e ad Ugrocrucco, ad Evenstar ed al Vichingo... siete persone preziose, sono contenta di avervi nella mia vita! :)   

mercoledì 20 febbraio 2013

Mission: Impiumable (versione "a tutta birra")

Chi mi conosce sa che sono astemia. Anche se il termine più corretto sarebbe "allergica agli alcolici". Ed i più di quelli che mi conoscono aggiungono alla scoperta di questo fatto uno sguardo di compatimento ed espressioni del tipo "Ma come fai a vivere?!?".
 
 
(Immaginatevi la mia risposta, poi peggiorate la vostra immaginazione almeno del 20%. Io sembro buona.)
 
 
In ogni caso, visto che a breve mi circonderò di festaioli e che l'astemia è la stretta minoranza, ho precettato la preziosissima Xiuh perché mi facesse da consulente birraiola, e le ho proposto di andare in una fabbrica di birra che si trova dalle parti di casa mia.
 
 
In teoria, tutto molto carino. In pratica, io sapevo solo vagamente che la fabbrica si trovava qui, e non sapevo assolutamente né la via né il punto esatto. Quindi, nella mattinata di ieri mi sono messa a googlare, fino a trovare le informazioni necessarie, e cioè che la fabbrica è in realtà anche ristorante, che si trova in via X al numero Y (qui una mini ricerca sul sito dell'Atac mi ha confermato che potevo andare a piedi), e che, a detta del sito, in loco NON vendevano la loro birra... ma elencavano una serie di punti vendita, di cui uno proprio ad un tiro di sputo da casa. Di bene in meglio!
 
 
Insomma, giuliva ed inconsapevole, vado incontro ad un'ancor più inconsapevole Xiuh (che se non mi ha uccisa a questa mandata andrà annoverata nel numero dei santi laici, subito), prendiamo il treno alla volta di questa zona, e chiacchierando amenamente (nonché deliziando gli altri passeggeri con le nostre reminiscenze della Sora Cesira, in particolare di "The Italian Rhapsody"), arriviamo dalle parti di Villa Caos. Andiamo al punto vendita, una gastronomia che ho frequentato 2 volte in tutta la mia vita (una con Bodhisattva, l'altra ieri), e prima cerchiamo con lo sguardo, poi ci decidiamo a chiedere al commesso alla cassa, il quale ci comunica che il notorio nettare era "terminato, e non prevediamo di riprenderlo fino ai primi caldi". Però mostra una cortesia incredibile, e chiama per conto nostro alla fabbrica/ristorante, chiedendo se fanno vendita in loco e fino a che ora. Avendo avuto conferma, facciamo un salto da un influenzatissimo SuperMario, anche solo per permettermi di rinfrescare le nozioni sulla strada.
 
 
E qui comincia la Mission: Impiumable. Perché tra una cosa e l'altra, si erano fatte le 17, ed anche se le giornate si stanno sensibilmente allungando, decisamente cominciava ad imbrunire. Ed il percorso dell'atac parlava di una fantomatica traversa senza nome (in realtà inesistente), che noi abbiamo interpretato come una minuscola trada sterrata, più una mulattiera che altro, che si inoltrava sempre più dentro al famoso parco dove ho fatto Soldato Jane...
 
 
Dopo qualche minuto ed una buona manciata di metri, con una luce che rendeva indistinguibile l'argilla dalla fanga, abbiamo deciso di tornare indietro. Quindi, all'ennesima richiesta di indicazioni (con, per una volta, una risposta umana e comprensibile, che indirizzava almeno verso una strada più lineare), intrepide e non dome, abbiamo ricominciato ad incamminarci su strade illuminate e battute, maledicendo l'Atac.
Il tutto è andato bene fino a che non siamo arrivate in zona calda. Alcuni sporadici cartelli ci avevano dato la falsariga della giusta direzione, ma le luci andavano facendosi sempre più rade, la luce solare era ormai sparita da un pezzo, e stavo cominciando a pentirmi di aver trascinato la Xiuh in questa terribile scarpinata.
Al termine di un'immensa strada identificabile come "la strada giusta" solo perché qualche geio aveva attaccato le figurine con lo stemma del birrificio sui lumi (ma non aveva pensato di accenderli... capito, il genio?), arriviamo finalmente a questa... questa... impossibile definirlo, sembrava un'immensa stalla modernizzata... e salvo un paio di gruppi di luce accesi, totalmente al buio. Una scena da film horror. Cominciamo a girare intorno a questo coso, in puro stile random, io sempre più nervosa e dispiaciuta di aver coinvolto Xiuh, lei attratta dallo splendido cielo sopra di noi, quando alla fine ho l'illuminazione. Davanti al cancello con gli orari ed il telefono (inutilizzabile...), incomincio a dire "Eeeehi, voooi! Signori del birrificiiooo!". E, miracolo dei miracoli, qualcuno rispose!
 
 
No, non uno zombie, ma uno dei titolari. Il quale ci ha fatte entrare, ha ascoltato la mia goffa spiegazione, ha cominciato a parlare di birra (inizialmente rivolto verso di me, poi quando io mi sono girata verso Xiuh ha capito che per me stava parlando in farfallino), ha offerto a Xiuh un assaggio di rossa aromatizzata al cardamomo (che lei ha ALTAMENTE apprezzato, al punto che alla fine le ha dato una bottiglietta omaggio), ha preso l'ordine, lo ha imbottigliato, ed ha aggiunto all'omaggio anche n pacchetto di ciambelline alla birra, finite nella tasca (e nella pancia) di Xiuh per il sopracitato motivo.
 
 
Il rientro è stato molto più semplice, anche solo perché hanno realizzato che fuori era buio. Quindi, tintinnando come mucche al pascolo, con animi più sereni nonostante le gambe incrampite (almeno, parlo per me), siamo rientrate a villa Caos.
 
 
Il resto è un'altra storia, ed andrà raccontata un'altra volta :)

lunedì 28 gennaio 2013

Ordini

La scorsa settimana, a Danza, una delle mie mitiche amiche, che voglio chiamare Tribalista perché è stata lei a farci virare (almeno stilisticamente) verso l'ATS, è arrivata con uno zainone, e dentro c'erano:
  • due gonne a balze due, di cui una da Tribal, quindi circa 26 metri di stoffa
  • una fusciacca multicolor
  • una cinta all'uncinetto con le nappine
  • la cinta afghana con i campanelli ed i pendenti di smalto di vetro
  • una canotta da portare sopra l'altra canotta
In pratica, le mancavano solo i fiori in testa ed il reggiseno con le monete.
 
 
Inutile dire che ci sono state autentiche manifestazioni di entusiasmo, suppongo.
Di conseguenza, è partito il mega ordine di massa, almeno per le gonne.
 
Il sito del desiderio è questo, anche se il mio preferito (irraggiungibile perché troppo caro) rimane questo qua.
 
 
Ohi, ma se si combina veramente qualcosa,ci venite a vedermi??? 

lunedì 10 dicembre 2012

In diretta da Villa Caos

E così, oggi sono venuti AiLund ed il Santo, e si sono stabiliti sotto. Ho finito di portare su dagli Inferi le ultime cose che transitavano (tipo la spazzatura e le buste di carta e plastica, che non volevo rimanessero appannaggio dei futuri sposi), e un po' per volta sto finendo di togliere di torno le tonnellate di roba sparse in giro per casa... ridendo e scherzando, ho trovato capi di abbigliamento, anche di biancheria, che non ricordavo più di avere, e sto facendo una cernita er eliminare le cose che non ho usato da un po' (o che non ho mai usato, cosa che è già successa...), per riuscire ad infilare tutto. Al momento, ho tutti i cassetti pieni, ed un'intera busta di pigiami che è rimasta così, a ciondolare.
 
 
In ogni caso, da ora e per un po' trasmetterò da villa Caos... cosa che in effetti faccio sempre, ma sapere di potermi rifugiare agli Inferi in genere è per me un conforto... Volevo ringraziarvi tutti per il supporto di questi giorni, lo apprezzo davvero molto. Tranquilli, che sopravviverò anche a questo... alla peggio, leggete le pagine della cronaca di Roma ^^

giovedì 29 novembre 2012

AAA cercasi...

...persone disposte a farsi un viaggetto in Olanda per partecipare a questo:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Vipregovipregoviprego!!!!!!! Lo fanno tutti gli anni, in aprile, a Lisse... deve essere meraviglioso!!!!!
 
 
E, almeno una volta nella vita, voglio vestirmi da pazza senza sembrare la scema di turno ^^

lunedì 19 novembre 2012

...ma per chi mi avete preso?!?

Ieri è stato il compleanno di Gaya, la figlia più piccola di SuperMario e Bodhisattva. 3 anni.
 
 
Tutto ok, se non fosse che sono stata invitata alla festa... ed ovviamente, ad una festa di bambini, portare il regalo è d'obbligo...
 
 
Idee, nessuna. Ho superato i miei 3 anni da... uhmm... diciamo un po', ed a parte che non mi ricordo bene cosa mi piacesse all'epoca, mi rendo anche conto che i bambini di oggi, cresciuti in un mondo di tecnologie (ohi, io ho avuto un televisore in b/n fino alle elementari!!! Ho visto il mio primo computer alle medie!!!!!), potrebbero non avere esattamente gli stessi interessi che avevo io all'epoca. Quindi, crisi mistica. Non avevo idea di cosa regalarle.
 
 
Finché non mi sono decisa per il fai-da-te. Ho fatto la mia prima bambola che avevo suppergiù la stessa età di Viola, la sorella più grande, quindi, che poteva mai essere? Una bambola-alter ego, questa era l'idea!
 
 
Quindi, sabato mi sono chiusa in casa, e tra un impastare di pastafrolla (era in previsione una cena dei viejos presso amici, e la Squala aveva deciso di portare una crostata... fatta da me, visto che non ero stata invitata) ed un consumare rapidamente i pasti, ho cominciato a cercare ritagli di stoffa, lana, fili colorati e la mia pazienza, che sta sempre da un'altra parte.
 
 
Tutto ok, in definitiva. E' venuta una lungagnona dalla faccetta simpatica, braccia e gambe secche secche e fianconi larghi, coi capelli viola perché non ho trovato una matassina del marrone giusto... ma mentre lavoravo ho ricevuto una sfilza di chiamate, e quando dicevo che ero impegnata a fare una bambola, la domanda era sempre la stessa.
 
 
"Ma stai facendo una bambola voodoo??"
 
 
...perché do adito a questi pensieri???
 
 
In ogni caso. Ho finito di cucire quei benedetti capelli ben oltre la mezzanotte, quindi ho rinunciato a farle dei vestiti, sarà per un'altra volta. La festa è stata un successo, almeno per lo standard nanico. C'erano più adulti che nani, questo è vero, però è andata comunque bene.
E la bambola ha avuto un enorme successo... presso gli adulti. Bodhisattva mi ha pure chiesto se volevo farne altre per natale... la mia faccia è stata più o meno questa:
 
 
 
 
No way!!!!!!!!!!!!!!!!!!